Rodolfo Tavana è stato per anni una delle figure più note del calcio italiano.
Dal 1987 al 2003 prima e dal 2011 al 2017 poi, è stato il medico sociale del Milan durante il leggendario ciclo Berlusconi.
Si è preso cura di alcuni tra i migliori giocatori di ogni tempo e portò avanti con il suo staff un progetto allora considerato avveniristico in ambito calcistico.
Tavana, in una lunga intervista rilasciata a ‘La Gazzetta dello Sport’, ha raccontato alcuni aneddoti della sua lunga avventura in rossonero e parlato del suo più grande rimpianto: Marco Van Basten.
Nel 1994 il Milan ha vinto la Champions League imponendosi in finale contro un Barcellona che era dato favorito da tutti. Allenatore di quella squadra capace di imporsi per 4-0 ad Atene era Fabio Capello.
“Era stato giocatore, capiva tutte le dinamiche, ma per me la sua figura resta legata alla finale di Champions contro il Barcellona, nel 1994, ad Atene. Pochi giorni prima, al bar di Milanello, un giornalista aveva fatto questa battuta, che era arrivata in spogliatoio: 'Il Milan farebbe meglio a non presentarsi, perderebbe soltanto per 2-0 a tavolino'. Poi la Gazzetta pubblicò una foto di Cruijff con la Coppa in mano. Seba Rossi, il portiere, la notò e la fece girare tra i compagni, Paolo Maldini per primo. Cruijff disse che il Barcellona aveva acquistato Romario e che al Milan era arrivato Desailly. Tutte cose che ci caricarono a molla. Così vincemmo per 4-0, con una prestazione meravigliosa. Desailly giocò una partita mostruosa, segnò un gol e passò la notte a letto per un mal di testa fortissimo, da stress post vittoria”.
Marco Van Basten viene oggi ricordato come uno dei più grandi attaccanti della storia del Milan e del calcio mondiale. La sua è stata però una carriera breve, visto che si è dovuto ritirare a soli 30 anni a causa di problemi ad una caviglia.
“Mi opposi alla prima operazione, a cura del professor Marti, a Sankt Moritz, in Svizzera. Il professor Martens intervenne poi, per riparare il danno. Van Basten nel suo libro scrive che il chirurgo gli aveva detto che in due mesi sarebbe tornato in campo e che lui gli credette. E poi aggiunge che al Milan tutti si opponevano all’intervento. Lottai fino all’ultimo. Marti voleva pulire la cartilagine, io dissi a Marco che non bisognava togliere quel minimo di protezione che era rimasta. Niente da fare e mi dispiace, perché avrebbe potuto regalarsi e regalarci altri due o tre anni del suo calcio fantastico. Van Basten era uno sportivo nato. Quando è passato al golf, è arrivato ad handicap 3. Una volta andò a sciare, cosa mai fatta prima, e a fine giornata il maestro gli disse che sciava già come se avesse preso venti lezioni. Aveva la capacità naturale di apprendere qualunque gesto motorio. Marco resta il mio rimpianto più grande”.
Tra le figure leggendarie di quel Milan c’è certamente Ruud Gullit. Il dottor Tavana ha raccontato un aneddoto che ha avuto per protagonista proprio il fuoriclasse olandese.
“Una sera mi telefona: 'Doc, ho un dolorino'. Siamo nella settimana di Napoli-Milan del 1° maggio 1988 e mi preoccupo: 'Ruud, vieni a casa mia, in via Novara'. Gullit arriva, lo visito, constato che non ha nulla di serio e gli dico: 'Fermati a cena da me, dai'. Uno dei miei due bassotti mordicchia Ruud a un polpaccio. Disinfetto il graffio e finisce lì. La mattina dopo, Gullit si presenta a Milanello zoppicante e con una vistosa fasciatura alla gamba morsicata: 'Doc, ha visto il suo cane? Con il Napoli non gioco'. Mi avvio verso lo spogliatoio e penso che la mia carriera al Milan sia finita, che Berlusconi mi licenzierà. Quando arrivo sul campo, Gullit esce tutto sorridente e senza bende: 'Doc, era uno scherzo!’”.
Nel corso della sua seconda esperienza al Milan, il dottor Tavana ha avuto un ruolo decisivo in una situazione che avrebbe potuto avere risvolti gravissimi per Antonio Cassano.
“Atterrati a Malpensa, di ritorno da una trasferta a Roma, Thiago Silva venne da me: 'Dottore, Cassano non sta bene, è confuso'. Il dottor Mazzoni e io lo rintracciammo al parcheggio. Voleva rientrare a casa con la sua auto. Gli facemmo degli esami neurologici di base, c’era qualcosa che non andava. Gli dissi: 'Sali, ma la tua auto la guida il dottor Mazzoni, che ti porterà al Policlinico'. Non sapevamo che cosa fosse, poteva essere un’ischemia, dovevamo accorciare i tempi per ridurre eventuali danni. Mazzoni rimase a dormire con lui in stanza, non deve essere stata una notte facile… Gli accertamenti stabilirono che si trattava di un problema neurologico che originava dal cuore. Cassano venne operato e il guaio risolto, riebbe l’idoneità agonistica. Cassano mi ringraziò modo suo: 'Nel parcheggio, la tua autorevolezza mi ha costretto a obbedire'. Tra l’altro, qualche anno prima della stessa cosa aveva sofferto Egidio Calloni. A lui andò due volte bene: il malore gli venne mentre era alla guida, usci di strada, si salvò”.