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Il Manchester City guarda al futuro e pensa al prossimo Guardiola: una cosa è certa, non replicare quanto fatto dallo United

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I tifosi dei Cityzens si sono sicuramente divertiti a osservare il declino dei rivali dei Red Devils negli ultimi anni, ma ora l’attenzione si concentra su chi sostituirà un giorno Guardiola: l’obiettivo è evitare di fallire come i cugini di Manchester.

I tifosi del City hanno sarcasticamente soprannominato David Moyes un “genio del calcio” durante la sua avventura alla guida del Manchester United, dopo aver preso il posto in panchina lasciato libero da Sir Alex Ferguson; hanno esultato per José Mourinho e il suo “parcheggiare l’autobus”, mentre il City contiuava ad offrire prestazioni dominanti in campionato ed in Europa; hanno cantato con gioia “Ole al volante” mentre i Red Devils di Solskjaer si sgretolavano; hanno definito Erik ten Hag un “pagliaccio” e hanno cambiato il testo dell’inno dei tifosi dello United dedicato a Ruben Amorim, dichiarando: “Non vinceranno mai più, i Red Devils stanno per fallire”.

Quegli stessi tifosi, senza dubbio, stanno già preparando un nuovo slogan per Michael Carrick in vista del derby di sabato all’Old Trafford, sperando che la loro squadra possa mettere in difficoltà il nuovo allenatore al suo primo match dopo aver preso il posto di Amorim sulla panchina dello United. 

Eppure, tra prese in giro e risate, i tifosi del City prima o poi dovranno fare i conti con un tema delicatissimo: il sostituto di Pep Guardiola sulla propria panchina.

DIFFERENZE ABISSALI TRA L'ADDIO DI FERGUSON E DI GUARDIOLA

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Nonostante Guardiola abbia un contratto con il City fino a giugno 2027, aumenta la sensazione che il tecnico spagnolo possa chiudere la sua decennale esperienza inglese al termine della stagione in corso. Secondo alcune indiscrezioni, il club avrebbe già avviato la ricerca del suo eventuale successore e avrebbe parlato due volte con Enzo Maresca, ex tecnico del Chelsea.

Pur rifiutando di confermare se resterà o meno fino alla scadenza del contratto, Guardiola ha invitato il City a “prepararsi” al suo eventuale addio. E se dovesse partire questa estate, il successore erediterà una rosa del City con prospettive molto più solide rispetto a quella che Ferguson lasciò a Moyes allo United, composta da molti giocatori ormai al picco della carriera ma incapaci di adattarsi al nuovo tecnico.

A differenza di Moyes, che subentrò in un club scosso dal vuoto di potere lasciato da Ferguson e del rispettatissimo amministratore delegato David Gill, Guardiola lascerà alle spalle un ecosistema calcistico consolidato: il club sarà ancora guidato dal suo amico di lunga data Ferran Soriano come amministratore delegato e dal direttore sportivo Hugo Viana, già in carica e riconosciuto per le scelte oculate nel mercato, con una struttura pronta a sostenere il futuro del City.

UN FALLIMENTO DIETRO L'ALTRO

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Non va dimenticato inoltre che il City rimarrà il fulcro del progetto di soft power di Abu Dhabi, società in ottima salute finanziaria, a differenza del club indebitato in cui si trovava lo United nel 2013 - e in cui versa ancora oggi - dopo anni di trascuratezza da parte della famiglia Glazer.

Lo United ha provato quasi ogni profilo di allenatore dopo Ferguson, e tutti hanno fallito. Le cosiddette “mani sicure” di Moyes, cresciuto con valori simili a quelli di Ferguson e alla guida dell’Everton per oltre un decennio, hanno fallito in maniera clamorosa. Poi si è tentato il “calcio totale” di Louis van Gaal, che ha fatto meglio di Moyes ma che non ha dato la svolta sperata.

Neppure lo specialista José Mourinho, campione in Premier League con il Chelsea solo un anno prima della nomina, ha funzionato, mentre Solskjaer, ha portato un’ondata di nostalgia ed entusiasmo, senza però riuscire a far compiere alla squadra il passo successivo; la sua caduta è stata rapida e dolorosa.

Anche allenatori emergenti come Ten Hag e Amorim, che avevano ottenuto grande successo in Olanda e Portogallo, hanno fallito. Tutte le nomine, a parte forse Moyes, erano state accolte con entusiasmo dai tifosi dello United, ma sono tutte naufragate in modi e per motivi diversi. Il City, quindi, deve prestare attenzione a non replicare quanto fatto dagli avversari.

SERVE UN TOP ALLENATORE AL CITY

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Una cosa che lo United non è mai riuscito a fare è stata ingaggiare un allenatore veramente d’élite nel pieno della sua carriera, e questo è ciò che il City deve fare. Per questo motivo, Luis Enrique sembra il candidato più sensato.

L’allenatore del Paris Saint-Germain potrebbe sembrare una scelta troppo ovvia, dato che ha seguito Guardiola al Barcellona - sebbene due anni dopo le dimissioni del catalano - e abbia fatto esperienza con la squadra B del Barça. Ma il suo profilo è il più simile a quello di Guardiola ed è l’uomo più indicato per garantire che il City non perda la propria forza, come invece accadde allo United quando iun leader assoluto come Ferguson lasciò la squadra.

Proprio come Guardiola, Luis Enrique vinse il triplete alla sua prima stagione al Barcellona e mantenne il titolo spagnolo nella seconda, conquistando anche la Copa del Rey in ciascuna delle sue tre stagioni al Camp Nou. La sua esperienza sulla panchina della Spagna è stata complessivamente deludente, ma ha più che ricostruito la propria reputazione al PSG, vincendo Ligue 1 e Coupe de France nelle prime due stagioni e conquistando la tanto attesa prima Champions League del club la scorsa stagione, diventando uno dei soli due allenatori nella storia, insieme a Guardiola, ad aver vinto il 'treble' con due squadre diverse.

LA MIGLIOR PISTA DOPO GUARDIOLA

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Luis Enrique ha guadagnato il rispetto dei giocatori grazie alla sua brillante carriera da calciatore, ma quando ha cercato di esercitare troppa autorità su Messi, ha avuto l’umiltà di fare un passo indietro, proprio come fece Guardiola nelle occasioni in cui il il fenomeno argentino si lamentava.

Tuttavia, Luis Enrique ha anche dimostrato i vantaggi di non piegarsi completamente al potere dei giocatori, riuscendo a mantenere il rispetto della squadra. Non ha esitato a dire a Mbappé di “difendere come un figlio di p******a”, e quando il talento francese ha lasciato il PSG, il club ha mostrato il miglior calcio della sua storia recente.

Va inoltre riconosciuto il merito di aver aiutato Dembélé a trasformarsi da giocatore che, secondo le sue stesse parole, “ha sprecato cinque anni della mia carriera” a vincitore del Pallone d’Oro. Luis Enrique può anche eguagliare l’intensità di Guardiola e mantenere il City sul percorso inarrestabile che il club ha seguito nell’ultimo decennio.

Non sarà però facile convincere il PSG a lasciarlo partire, soprattutto considerando la rivalità tra i proprietari qatarioti e quelli di Abu Dhabi. Il suo attuale contratto scade nel 2027, rendendolo un’opzione percorribile qualora Guardiola decidesse di completare il proprio accordo, anche se alcune voci suggeriscono che Luis Enrique potrebbe lasciare il Parc des Princes già questa estate a causa di uno stallo contrattuale.

TROPPO PRESTO PER KOMPANY

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L'uscita drammatica di Xabi Alonso dal Real Madrid offre al City un’altra opzione di livello assoluto, che sarà sicuramente disponibile sul mercato quest’estate. Guardiola ha sempre nutrito grande ammirazione per Alonso, fin dai tempi in cui lo allenava al Bayern Monaco, e il rispetto è cresciuto ulteriormente con i successi dell’ex centrocampista del Liverpool al Bayer Leverkusen.

Alonso si è dimostrato un eccellente tattico, anche se l’episodio in cui i giocatori del Madrid hanno apertamente disobbedito rifiutandosi di rendere onore al Barcellona dopo la finale di Supercoppa lascia qualche dubbio sulla sua capacità di mantenere il controllo su un’altra squadra di campioni nel caso dovesse diventare allenatore del City. Va però detto che il Madrid non ha mai amato allenatori troppo autoritari, a differenza del City.

Vincent Kompany, invece, rappresenta l’opzione più romantica, e anche molto affascinante considerando il suo incredibile rendimento al Bayern, imbattuto in Bundesliga quest’anno. Tuttavia, sembra ancora presto nella carriera da allenatore di Kompany per tornare al club dove ha trascorso 11 anni da giocatore e protagonista. Inoltre, dovrà migliorare il suo rendimento in Champions League dopo l’eliminazione ai quarti di finale della scorsa stagione contro l’Inter.

OCCHIO AL PROFILO DI MARESCA

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Poi c’è Enzo Maresca. Come Alonso, l’italiano è attualmente svincolato dopo aver lasciato il Chelsea ed è chiaramente molto apprezzato dal City, avendo guidato la loro Under-21 a vincere il titolo di campionato e poi aiutato la prima squadra a vincere il 'triplete' da vice di Guardiola.

Maresca è un discepolo dello stile posizionale perfezionato da Guardiola e il suo curriculum al di fuori del City - con la promozione ottenuta con il Leicester e i due trofei conquistati al Chelsea - è altrettanto impressionante. Tuttavia, il modo in cui ha lasciato Stamford Bridge dovrebbe far suonare campanelli d’allarme a Manchester, così come alcune sue scelte tattiche e i diversi livelli di rispetto che ha riscosso all’interno della rosa del Chelsea.

Chiunque prenderà il posto di Guardiola non dovrebbe essere aspettato a replicare i suoi risultati. Del resto, si tratta di un tecnico unico nel suo genere. Proprio per questo, trovare il suo successore è una prospettiva così ardua, e una scelta sbagliata il City non può permettersela. Basta chiedere allo United.