In 19 giorni può succedere di tutto. Nel bene e nel male.
Per informazioni rivolgersi a Federico Chiesa, il cui momento professionale non è di certo esaltante: l'ultimo boccone amaro? L'esclusione dalla lista dei calciatori scelti da Arne Slot per affrontare la fase campionato della nuova Champions League.
Fede a Liverpool non ingrana, eppure l'inizio di stagione era stato boom e gli aveva riacceso speranze d'azzurro, naufragate venerdì scorso alla lettura dei convocati di Gennaro Gattuso per Estonia e Israele. Quel goal al Bournemouth aveva rappresentato un raggio di sole nella brulla esperienza british: purtroppo, visto il susseguirsi degli eventi, non è bastato.
Niente Italia, niente girone unico della Champions col Liverpool e un mercato che lo ha lasciato ad Anfield senza risultare centrale nel progetto: anzi, vista la decisione di chi siede in panchina, meglio dire fuori dai piani.
Mentre a Ferragosto in tanti si dividevano tra mare e barbecue, Chiesa decideva la prima giornata di Premier League: dentro all'82, a segno al minuto 88 con un destro volante in area che ha fatto esplodere la Kop e tutto ciò che gravitasse nei paraggi, riconsegnando le luci della ribalta ad uno dei talenti italiani più fulgidi delle ultime nidiate.
Un acuto nel segno di Diogo Jota, con emozionante dedica dell'ex Juve al compagno di squadra tragicamente scomparso: un 15 agosto da sogno insomma, che ci si augurava di cavalcare per impostare un 2025/2026 all'insegna del riscatto.
A lanciare segnali a Chiesa, nel giorno della presentazione da successore di Spalletti, nel frattempo era stato anche Gattuso:
"Ci sono giocatori che in questo momento sono stati fuori perché hanno caratteristiche ben precise e possono dare una mano, ma bisogna far parlare il rettangolo verde: quando le cose sono fatte bene, le porte della Nazionale sono aperte. Chiesa deve trovare il modo di giocare con continuità, questo vale per tutti".
Detto, fatto: via al campionato, ingresso e rete che spiana la strada al 4-2 dei Reds. Meglio di così… E invece no.
Scorrendo i nomi dei primi convocati di Ringhio aveva fatto rumore l'assenza di Fede, poi però chiarita e motivata dal ritiro di Coverciano:
"Ho parlato con Chiesa ed è stata una scelta che abbiamo condiviso, non si sentiva pronto per tornare perché voleva sentirsi al 100%. Abbiamo deciso insieme".
Nessun caso dunque, nessuna incoerenza, bensì l'umiltà del ragazzo nel comprendere che il moment è tutt'altro che magic.
Troppo pochi gli scampoli contro Newcastle e Arsenal (poco più di 10' a match) per giustificarne la risalita: Chiesa - anche per colpa dei soliti maledetti guai fisici - resta ai margini dei pensieri di Slot e la conferma matura il 3 settembre nel leggere la lista Champions del Liverpool, dove al figlio d'arte è stato preferito il 17enne prodigio Rio Ngumoha. Damn.
Tra giugno e luglio in tanti immaginavano un rientro dell'ex bianconero in Serie A, con rumors e potenziali pretendenti (ad esempio il Napoli) a rendere intrigante dinamiche della carriera divenute improvvisamente prive di sussulti: alla fine non se n'è fatto nulla, Chiesa è rimasto a Liverpool e ora dovrà sgomitare per ritagliarsi chances. Con un azzurro da rincorrere e un'Europa dei grandi in meno da potersi godere con gli scarpini ai piedi, dovendo fare all-in su Premier e Coppe di Lega.
C'mon Fede, basta un lampo: in pochi giorni può cambiar tutto, magari stavolta in meglio.