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Mercoledì vintage: è Champions, pare la Coppa dei Campioni di una volta

Gazzetta

Massì, saliamo a bordo di questo mercoledì da leoni, come fosse la DeLorean di Doc Brown e regaliamoci una botta di nostalgia. Viaggiamo nel tempo fino alle lontane domeniche pomeriggio quando le partite iniziavano tutte alla stessa ora e la tv non aveva ancora la forza di imporre lo spezzatino che aveva senso solo a tavola. Oltre alla domenica, giorno di Messa, si celebrava il calcio solo di mercoledì, che era il tabernacolo di ciò che era più sacro: la Coppa dei Campioni. La sacralità proveniva dal fatto che ogni campionato esprimeva il suo dio, uno solo. Oggi una nazione può anche avere cinque presunte divinità. La Champions è una festa pagana, un rave party. Solo mercoledì e domenica, perché la settimana era una scatola di cioccolatini: alla domenica sera, lo sceneggiato; al lunedì, il filmone americano; al giovedì, i quiz di Mike; al sabato, il varietà.

Poi la scatola si è rovesciata, i cioccolatini si sono mescolati e ora, ogni giorno, vediamo di tutto: calcio, film, quiz… Ma questo mercoledì ha qualcosa di antico, il fascino vintage della contemporaneità: 36 squadre che giocano alla stessa ora, i risultati che si accavallano, il classificone che cambia, la sensazione di avere nelle orecchie le voci di Ameri ("Scusa, Ciotti…"), Provenzali, Ferretti, Cucchi… Niente spezzatino, un’abbuffata unica da cenone natalizio, tutto di tutto, manca solo il capitone: Inter, Juve, Napoli e Atalanta a caccia del pass, Mou contro il Real, Tonali contro Kvara, Osimhen contro Haaland… Alla fine, rientrati nel presente, auguriamoci di trovare tutte le italiane ancora in corsa. Il Quartetto Cetra.