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Sammer: "All'Inter restai fuori, per me era insostenibile. Al Dortmund cambiò tutto, spero vinca il Borussia"

Gazzetta

Non figura nell’organigramma ma per le decisioni importanti si passa anche da lui. Matthias Sammer, 58 anni, con il Borussia Dortmund ha vinto anche una Champions da giocatore, in finale contro la Juve, e un campionato da allenatore, oltre ai due sul campo. “Sono consulente esterno del club. Metto a disposizione la mia pluriennale esperienza maturata in 40 anni, non proprio senza risultati; come giocatore, allenatore e dirigente”. A Dortmund, lui cresciuto nella Ddr e nella Dinamo Dresda, poi dopo la riunificazione portato all’Ovest dallo Stoccarda, arrivò proprio dall’Inter. Giocava ancora da centrocampista offensivo, prima di diventare un libero da Pallone d’oro. Era il successore tedesco del trio Matthäus-Brehme-Klinsmann, ma durò poco.

Buongiorno signor Sammer, cosa ricorda del suo breve amore con l’Inter?

"Prima di tutto il primo compleanno di nostra figlia, alla fine di settembre, che abbiamo festeggiato a Cernobbio. Con noi c'era anche Toto Schillaci, che purtroppo è venuto a mancare un anno e mezzo fa. In linea di massima, amo ancora Milano, così come l'Italia, e conservo solo ricordi meravigliosi di quel periodo, anche se breve. Indimenticabili per me rimangono anche le partite allo stadio San Siro con i fantastici tifosi dell'Inter”.

Cosa non ha funzionato?

"In realtà aveva funzionato tutto: allora, nella stagione 1992/93, avevo segnato quattro gol per l'Inter nelle mie prime sette partite di campionato. Eravamo tutti felici. Poi ci furono i gravi infortuni di Fontolan e Schillaci. Per questo Darko Pancev, quarto straniero, passò improvvisamente dalla tribuna alla formazione titolare. Ma dato che all'epoca erano ammessi in campo soltanto tre stranieri per squadra, mi ritrovai improvvisamente fuori. E per me quella situazione era insostenibile. Sapevo che dovevo giocare per continuare la mia crescita. Quindi l'unica possibilità era lasciare l'Inter. L'allora presidente Ernesto Pellegrini lottò per tenermi, anche per me fu molto difficile. Ma lasciare l'Inter per andare al Dortmund fu la decisione giusta".

Oltre al gol contro la Juve, le è rimasto qualcosa di positivo di quell'esperienza durata sei mesi dall’estate del ‘92?

"Nonostante il breve periodo, mi sono rimasti solo ricordi positivi. L'Inter è una grande società, la tradizione del club, le condizioni di allenamento, i tifosi, i collaboratori del club: semplicemente meraviglioso. Ancora oggi seguo tutte le partite dell'Inter”.

Veniamo ai giorni nostri. L'Inter e il Borussia Dortmund hanno giocato le ultime tre finali di Champions League senza vincerle. Cosa manca loro? Il divario con i club di vertice è troppo grande?

“Poter giocare le finali è un grande risultato. Questo dimostra la forza dell'Inter e del Borussia Dortmund nel calcio europeo”.

Le piace questo nuovo formato della Champions?

“Lo trovo fantastico, ogni partita è diventata più interessante. Con questo nuovo formato non ci sono più giornate di campionato “sprecate”. La Champions League è ricca di suspense e colpi di scena fino all'ultimo turno. Inter e Borussia hanno anche nelle proprie mani la possibilità di andare agli ottavi”.

Al suo debutto come allenatore nella Bundesliga lei è arrivato terzo, nel primo anno, poi ha vinto il titolo. Anche Cristian Chivu è al suo debutto dall’inizio in Serie A. Quali sono le difficoltà per un giovane allenatore, in un club di alto livello, e quali consigli può dargli?

“Trovo che sia nel campionato che in Champions League si riconosca lo stile dell'Inter nel suo sistema 3-5-2. Cristian Chivu sta portando avanti questo sviluppo in modo eccellente. Sta facendo un ottimo lavoro come allenatore dell'Inter, e questo è in realtà il complimento più grande che si possa fargli”.

Si può paragonare il livello della Bundesliga e della Serie A, sono quasi uguali o vede delle differenze?

“In realtà è un argomento di cui potremmo discutere intensamente per la prossima ora. Quindi, in breve: la Serie A è offensiva e attraente, come dimostra il 6-2 dell'Inter contro il Pisa dello scorso fine settimana”.

Entrambi i campionati sono lontani dalla Premier League? Solo per una questione di soldi?

“Il denaro è certamente un aspetto importante per ottenere buoni giocatori e buoni allenatori. Ma non è una garanzia: con questi giocatori e allenatori devi anche fare un lavoro di prima classe. Ciononostante, ogni nazione deve trovare la propria strada. Per questo motivo i confronti tra Italia, Germania e Inghilterra sono possibili solo in misura limitata“.

Chi sarà favorito tra Borussia e Inter e che tipo di partita si aspetta?

“Sarò allo stadio, non vedo l'ora. In realtà augurerei a entrambe le squadre di conquistare i tre punti. Non c'è un favorito. Entrambe le squadre si affrontano ad armi pari. Mi aspetto una partita di alto livello e intensa e spero – che i tifosi italiani mi perdonino – che il Borussia Dortmund abbia la meglio...”.