Il 2025 lo ha consacrato come allenatore dell’anno grazie al trionfo di Manila. Ferdinando De Giorgi è l’icona della pallavolo italiana: presente in tutti e 5 i Mondiali vinti (3 da giocatore e 2 da allenatore) in campo maschile. Sulla panchina azzurra dal 2021 ha conquistato due titoli iridati (2022 e 2025), un Europeo (2021) e un argento continentale (2023). Ma Fefè è già proiettato verso nuovi obiettivi: l’Europeo 2026 giocato in casa con la possibile qualificazione a Los Angeles 2028.
Che desiderio si sente di esprimere per il 2026?
“Ripartire per un’altra sfida, quella dell’Europeo in Italia. E lo faremo con due caratteristiche che non possono mancare”.
Quali?
“Umiltà e consapevolezza. Per restare nell’eccellenza bisogna avere la consapevolezza di doversi migliorare. E questo lo si ottiene con l’umiltà del lavoro”.
Il Mondiale per club ancora una volta ha messo in mostra il talento di Giannelli…
“Sono molto felice per quello che sta facendo. La sua forza è la lucida visione di quello che vuole fare. Ha una cultura del lavoro importante e questo è un grande esempio per gli altri”.
Capitolo Lavia: lo sente? Ci sono novità sul suo recupero?
“Ci sono segnali positivi sulla calcificazione. Adesso è solo una questione di tempo. È stato un periodo difficile per lui, ma anche per tutte le persone che gli vogliono bene, che lo seguono. Mi auguro di vederlo in campo al più presto”.
Rispetto al gruppo azzurro dell’ultima estate, quali giocatori nuovi sta seguendo in questa stagione di Superlega?
“Orioli a Padova sta giocando e sta facendo bene. Sono molto contento per Bovolenta che sta trovando continuità in una squadra importante come Piacenza. Una situazione che gli permetterà di crescere ancora di più. Ma non sono gli unici. Ho cercato di trasmettere a tutti l’idea di investire su progetti che permettano loro di giocare con continuità. E perché no anche in A2. Ho dimostrato che seguo tutto”.
Come successe con Romanò nel 2021: convocato all’Europeo nonostante giocasse in A2 a Siena. Ora è uno dei migliori bomber del campionato russo…
“In Russia ho allenato e tra battuta e muro lì il livello è molto alto. Sono sicuro che questa esperienza lo aiuterà nei colpi d’attacco perché in quel campionato non puoi permetterti di chiudere il colpo. Io allora gli diedi la possibilità di lavorare in un ambiente nel quale sentisse la fiducia. Lui ci ha messo il resto”.
Si parla di una possibile naturalizzazione di Keita, giocatore maliano di Verona. Cosa ne pensa?
“Quando e se riuscirà a prendere la nazionalità italiana e potrà essere eleggibile per la Nazionale lo prenderò in considerazione. Ma una cosa è certa: per entrare in questo gruppo ci deve essere desiderio di indossare questa maglia e affrontare qualsiasi difficoltà. Questo valore ci guida dal 2021”.
Nel 2026 con la Nazionale aprirete la corsa all’Europeo con una partita giocata all’aperto: in Piazza Plebiscito a Napoli. Cosa si aspetta?
“Sarà un privilegio vivere quella serata. Emozioni che poi ci porteremo dietro per tutto il nostro viaggio europeo”.
Che prospettive ci sono per questo gruppo azzurro?
“Questi ragazzi hanno iniziato a lavorare insieme nel 2021 ma sono convinto che, con qualche innesto, possano arrivare tranquillamente ai Giochi del 2032, quindi altri due cicli olimpici”.
In azzurro da giocatore era uno dei più propensi allo scherzo. Oggi chi è il suo erede?
“Gargiulo. Il suo ingresso nel gruppo si è fatto sentire. È un ragazzo di spirito, uno che fa “rumore”. È in grado di creare un ambiente positivo”.
Qual è lo scherzo più bello fatto in Nazionale?
"Tutti nascevano dalla mente perversa di Andrea Lucchetta. Io assecondavo le sue idee. Alcuni non si possono dire. Una volta in Bulgaria il nostro team manager Libenzio Conti era andato a una cena istituzionale e allora noi ne approfittammo per smontargli tutti i mobili della camera, compreso il letto. Poi l’abbiamo riempita di piante trovate in hotel e infine abbiamo legato tutti gli indumenti l’uno con l’altro. Al suo rientro in camera trovò un disastro. Penso non abbia dormito per tutta la notte”.
E qualche scherzo che ha subito?
“C’era molta competizione in allenamento e io sfottevo un po’. Una volta arrivarono in camera i vari Lucchetta, Cantagalli, Zorzi, Giani, Gardini e mi bloccarono sul letto. Con la macchinetta per tagliare i capelli volevano radermi il petto villoso disegnando la S di Superman. A breve mi sarei dovuto sposare e allora li convinsi a cambiare lettera: Ragazzi, fatemi una M così faccio bella figura con Maria".
Ci sono allenatori di altri sport dai quali prende spunto?
“Campagna e Conte. Sono andato più volte a vedere le metodologie di allenamento di Sandro apprezzando la preparazione che c’è dietro. Ho avuto la possibilità di seguire anche Antonio. Di lui mi colpisce l’intensità che mette in tutto quello che fa. È uno che chiede molto ai suoi giocatori e a sé stesso”.