L’ultima giornata degli Europei di short track di Tilburg, nei Paesi Bassi, rilancia Arianna Fontana, portabandiera azzurra a Milano Cortina, regina dei 1500 e consacra la staffetta maschile di Thomas Nadalini, Pietro Sighel, Luca Spechnhauser e Andrea Cassinelli (più Lorenzo Previtali), capace del titolo beffando gli orange padroni di casa, con un’ultima grande frazione di Sighel. Con l’aggiunta dell’argento e del bronzo degli stessi Spechnhauser e Nadalini nei 1000 e del bronzo di Arianna Sighel nei 1500, il bilancio azzurro nella rassegna è di 2 ori, 2 argenti e 4 bronzi. Vale il secondo posto nel medagliere alle spalle di un’Olanda che, di fronte al pubblico amico, fa addirittura 7-5-2 (14). Nulla di nuovo sotto il sole, peraltro: gli azzurri, solo lo scorso anno a Dresda (4-3-4), erano riusciti a interrompere un’egemonia che dura ininterrottamente dal 2020. E nulla di preoccupante: lo staff tecnico, sin dalla vigilia, aveva spiegato che la tre giorni di gara sarebbe servita quale semplice tappa di avvicinamento ai Giochi.
“Sono abbastanza soddisfatta - ha commentato Fontana -: avevo caricato tanto, prima di questi Europei e dopo i 1000, i 1500 e le staffette, abbiamo deciso di non forzare e di non prenderci rischi coi 500. L’obiettivo era ripresentarmi e riprendere i ritmi gara. Nei 1000 sono stata cauta, nei 1500 ho spinto un po’ di più e sono felice di essere tornata al successo. Dispiace molto per Martina: siamo rimasti increduli nel vederla per terra. Le auguro pronta guarigione". Per la portacolori di IceLab Bergamo è addirittura la medaglia n. 34 nella rassegna: 18 ori (il quinto nei 1500), 11 argenti e 5 bronzi, le prime a Krynica-Zdroj 2006, in Polonia. Incluse quelle vinte con le staffette (3-4-1) ed escluse quelle delle classifiche generali (7-3-1), dal 2021 non più considerate. Insomma: c’è profumo di Olimpiade e Arianna torna a graffiare. Il sogno di essere protagonista anche nella pista lunga è sfumato. Ma c’è da esser certi che in quella corta, a caccia di record sempre più unici, saprà ancora una volta vender cara la pelle.
Piuttosto, la mala sorte ha scelto di accanirsi contro Martina Valcepina: la 33enne finanziera valtellinese, già certa di partecipare alla quinta Olimpiade della carriera (due argenti e un bronzo con le staffette), nella batteria dei quarti dei 500, ha subito un grave infortunio: già pressoché certa del superamento del turno, ha trovato una crepa sul ghiaccio, è inciampata su un picchetto con il pattino sinistro ed è finita (male) tra i materassi. La diagnosi? Frattura scomposta di tibia e perone destri e intervento chirurgico inevitabile. E pensare che la valtellinese era tornata solo in ottobre, ventidue mesi dopo identico infortunio... Nemmeno Gloria Ioriatti, che la sostituirà nella squadra a cinque cerchi, può sorridere.
In due weekend si sono così disputate le tre rassegne continentali degli sport del ghiaccio più tradizionali: pista lunga (a Tomaszow Mazowiecki, in Polonia), short track (a Tilburg, in Olanda), appunto e figura (a Sheffield, in Inghilterra). I programmi, del tutto analoghi a quelli olimpici, hanno assegnato 27 titoli e quindi 81 medaglie. Rispetto a Milano Cortina, la pista lunga (14 gare) ha evitato i 10.000 maschili e i 5000 femminili a favore delle due Team Sprint, lo short track (9 gare) ha anticipato i Giochi in tutto e per tutto e alla figura (4 gare) è mancata solo la prova a squadre. Il medagliere complessivo delle tre manifestazioni, presenti 14 Paesi, vede l’Olanda dominare con 8 ori, 10 argenti e 7 bronzi (25 medaglie), sulla Polonia (6-4-2, 12) e l’Italia (3-6-7; 16). Poi Norvegia, Georgia e Belgio. Ai Giochi, tra poco più di due settimane, ci sarà da fare i conti anche (soprattutto?) con le potenze di Nord America e Asia. Ma le indicazioni sono chiare.