Un avventuriero, un giramondo. Difficile trovare un professionista con l'immenso background di Roberto Gotta, uno dei grandi talenti della DAZN Squad.
Oggi lo conosciamo più da vicino, lui che è una delle voci di punta della NFL su DAZN.
L'età di Roberto è quasi un segreto... "Tendo sempre a nascondere il compleanno sui social, non voglio ricevere auguri...".
Il nostro telecronista ha 57 anni ed è nato nella prima metà di gennaio a Torino.
Roberto, si può dire, vive di notte... non per scelta, per via delle tante telecronache in orario scomodo e dei rientri a casa impervi, a ore inquietanti, ‘con ogni mezzo’ come da frase fatta di stampo giornalistico.
Roberto, quando seguiva il Bologna, prendeva un foglio A3 e con una biro rossa per il primo tempo e una blu per il secondo segnava tutti i movimenti del pallone in campo. Possiamo dirlo: Gotta è un precursore dei match analyst!
"Ho sempre avuto una forte attenzione per i dettagli, ereditati dal football americano. Una volta scrissi un pezzo spiegando come un canestro da 3 punti, un gol del Manchester United e un touchdown erano stati fatti con lo stesso principio tattico".
Tutta colpa del football. Prima di giocarci, precisamente in Serie B e Serie A italiane, tra il 1984 e il 1986, la vita di Roberto Gotta era totalmente diversa. O forse no: a dieci anni (!), già irritato dal sensazionalismo con cui i media italiani trattavano il calcio e poco amante delle manifestazioni di tifo dei nostri stadi, rimase impietrito di ammirazione nel vedere sulla Tv Svizzera italiana la finale di Coppa d’Inghilterra tra Liverpool e Newcastle United, e da quel momento - letteralmente - tutto è cambiato.
Quello stadio, quei cori, quel tifo assoluto e assordante senza l’ausilio artificiale di fumogeni, tamburi, petardi lo hanno conquistato in modo permanente, e il calcio inglese è sempre stata la sua passione più grande, quasi esagerata, che lo ha portato a vedere centinaia di partite nel Regno Unito e scrivere per il Guerin Sportivo, la testata da sempre più prestigiosa per il calcio internazionale, oltre a un paio di libri, uno dei quali - Le reti di Wembley, del 2003 - diventato oggetto di culto (così gli hanno detto, e lui non ha voglia di controllare, per paura che non sia vero...).
Nel percorso aveva intanto scoperto presto anche il basket, il baseball e il football americano, e grazie ad una serie di circostanze favorevoli ha potuto vedere, studiare, imparare tanto, assistendo a un numero imbarazzante di finali di basket universitario e di Super Bowl dal vivo, e girando nel resto del tempo per vedere più America possibile.
America, ma quella sportiva: anche se non concepisce un racconto di sport svincolato da quello della società e della cultura popolare in cui l’evento è inserito - e infatti nelle sue telecronache fa frequentissimi accenni a contesti extra-agonistici - non ha mai sentito l’attrazione dei grandi luoghi turistici come il Grand Canyon, il Lincoln Memorial e le spiagge di Miami Beach, luogo che giudica di un cattivo gusto incalcolabile.
Roberto, tra le altre, scrive anche i testi per gli speciali di DAZN.
Roberto è felicemente sposato dal 2005 con Giovanna. Attualmente sta studiando anche per diventare Scout (ha già superato alcuni livelli di questo percorso): individuare talenti è una delle sue grandi passioni.
Parla in maniera fluente l'inglese, legge praticamente solo in inglese e, come detto a inizio articolo, è un amante dei viaggi: qualunque cosa riguardi sport e viaggi, Roberto l'ha vissuta in prima persona!
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