Error code: %{errorCode}

Gigantesca, imbattibile, ha segnato un'epoca: addio Semionova, fece grande l’Urss

Gazzetta

Imbattibile. Letteralmente. Uljana Semionova, mancata ieri nella sua Riga a 73 anni, è stata una delle atlete più vincenti del basket, e non solo. In vent’anni di carriera, tra gli anni '70 e '80 ha perso una manciata di partite, rendendo insuperabile il suo Daugawa Riga (11 coppe dei Campioni, di cui 8 di fila) e la nazionale sovietica (10 europei, tre mondiali, due Olimpiadi, mai una sconfitta in 18 anni) di cui lei, lettone, faceva parte all’epoca. Alla prima partecipazione del basket femminile alle Olimpiadi, nel 1976 a Montreal, la sua Unione Sovietica sconfisse gli Stati Uniti (medaglia d'argento) 112-77, Semionova segnò 32 punti. Il primo motivo le sue dimensioni fuori scala: era alta 2.13. Una montagna che prendeva rimbalzi e segnava canestri senza bisogno di saltare, ma giocatrice vera, dalle mani morbide, intelligente, altruista, perfino attenta a non far male alle avversarie che le arrivavano alle spalle o anche molto più giù. Il suo basket non era fatto solo di stazza, ma anche di lavoro e umiltà. Era talmente dominante da essere esclusa dagli Euroscar del basket della Gazzetta dello Sport, per manifesta superiorità. 

Ritiratasi nel 1985, è stata un orgoglio della sua Lettonia, da quando, dopo la caduta del Muro, lo Stato baltico riprese la sua indipendenza. A 13 anni fu segnalata dal suo insegnante di educazione fisica all’Accademia dello Sport di Riga, dove si trasferì giovanissima. E amò sempre quella città che l'aveva adottata, come amava il suo Paese di cui ero un simbolo di coraggio e di realizzazione. Fu la prima donna non americana ad essere introdotta nella Hall of Fame di Springfield, nel 1993. Il suo discorso lo fece proprio in lettone, non in russo: "Sono fiera di onorare la mia nazione, la Lettonia. È una compensazione dei tanti anni in cui non ho potuto rappresentarla. Il basket mi ha insegnato a vivere ed amare." Anche il dopo carriera è stato importante: Uljana non era solo canestri, ma una persona autorevole, stimata e capace, arrivando a ricoprire importanti incarichi sportivi. 

Nonostante la sua stazza, e la difficoltà nell'affrontarla in campo, la ricordavano tutte, anche le avversarie, come una donna dolce, generosa. Gli ultimi anni di vita sono stati difficili per questa leggenda dello sport:  viveva con una modesta pensione, nonostante il suo strepitoso passato e nel 2022 dovettero amputarle una gamba a causa di una malattia degenerativa, con la necessità di usare una costosa protesi. Ci fu subito una staffetta di solidarietà su iniziativa di Jacky Chazalon, stella del basket femminile francese e sua compagna di squadra a Clermont-Ferrand, nell’ultima parte della sua carriera, quando era riuscita a espatriare dopo avere compiuto 35 anni. Uljana è stata amica e grande rivale della nostra grandissima Mabel Bocchi, scomparsa per malinconica coincidenza poche settimane fa. Mabèl ne apprezzava la sua umanità, raccontando: “Quando veniva a Sesto a giocare contro il mio Geas, la portavo a fare shopping, le insegnavo a truccarsi. Era bello starle accanto. Ai mondiali di Cali del 1975, ero in corsa per la classifica di capocannoniera e con l’Italia dovevamo sfidare la sua Urss, per noi inarrivabile. La pregai, parlando in …latino perché nessuna delle due aveva familiarità con lingue straniere, di segnare poco, per lasciarmi quel titolo. E lei lo fece, fingendo di sbagliare l’inverosimile per tutta la partita”.