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Commisso visto dagli States: il milionario che stupiva l'America senza bisogno di yatch e ville

Gazzetta

Americano in Italia, italiano in America. Rocco Commisso negli States lo vedevano così: con i tratti del paisà, fisici e caratteriali, in bella mostra, orgogliosi. Con la furbizia, la scaltrezza dell’italiano capace di cadere sempre in piedi, di arrangiarsi sempre e comunque: lui non perdeva tempo a lamentarsi dei problemi, lo impiegava per cercare una soluzione. Li spiazzava, gli americani, con quel modo di fare fuori dal comune: niente yacht o jet privato, niente villone sulla spiaggia, gli status symbol degli altri milionari a stelle e strisce, quelli in salsa yankee tradizionale. Lui era un magnate fatto a modo suo, appunto: sugo di pomodoro più che ketchup. Li stupiva con quello spirito libero, la passione accorata, la lotta al politicamente corretto, alle convenzioni in una Terra di protocolli e procedure. Rocco, già quel nome era lontano dai Tom e dai Joe, i classici d’oltreoceano, pensava “outside the box” come dicono lì. La sua fortuna. Il suo modo per fare fortuna in America.

Commisso però era anche la prova provata del sogno americano. Quello di cui vanno così fieri. Rocco era per sempre grato: “Questa è davvero la Terra delle opportunità. Ha dato a questa povera anima l’opportunità di diventare qualcuno, qualcosa. La bellezza dell’America” aveva confessato candidamente a Cbs News un paio di anni fa. E gli americani sono fieri di chi li rende orgogliosi, erano fieri di quel figlio acquisito di successo. Commisso era un italiano d’America, dunque. Ma anche un vincente nel Paese che celebra i vincenti come nessun altro. Se poi “si è fatto da solo” tirandosi su le maniche, lavorando sodo, persino sopra le righe con quel temperamento italiano, quando c’era da mettere i punti sulle i, tanto meglio. Un vincente è un vincente, se sui generis fa pure più notizia. Funziona così da quelle parti. Del resto “Se ce la fai a New York puoi farcela dappertutto” – cantava Sinatra. E Rocco aveva sfondato proprio nella Grande Mela. Chi poteva fargli le pulci, dunque? Nessuno.

Certo li stupiva, Commisso. Con le sue frasi ad effetto, con la rusticità e ruvidità italiana. A 60 Minutes aveva dichiarato schietto, sulle critiche dei detrattori a Firenze: "Lo sapete? Non lo possono cacciare via Rocco. Loro pensano di potermi criticare e mandar via. Ma non succerà, Rocco è differente”. Persino la Associated Press, l’agenza di stampa Usa, nell’ultimo saluto, il commiato, ha scritto “Noto per aver attaccato la burocrazia italiana, aver contestato l’incapacità di costruire nuovi stadi”. Il paradosso è che quando Commisso sottolineava certe magagne italiane lo faceva proprio da italiano. In America era più chiaro che da queste parti, semmai.

Il New York Post l’ha salutato con un pezzo on line pubblicato nella notte, nella città che non dorme mai. E i New York Cosmos su X gli hanno reso omaggio in tempo reale rispetto alla scomparsa: “Piangiamo la morte e onoriamo la vita di Rocco Commisso, un leader appassionato che l’ha dedicata al soccer e al futuro di questo sport in America credendo nella sua crescita”.