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Il sogno rossonero e il voltafaccia di Mister Li: quando Commisso provò a prendere il Milan

Gazzetta

La sua isola felice italiana alla fine è stata Firenze - di certo mai considerata un piano B, anzi -, ma Rocco Commisso prima dell'avventura viola era stato a un passo dal Milan. A pochi centimetri da un traguardo storico. Perché Rocco non poneva limiti di grandezza ai propri desideri di sbarcare professionalmente e calcisticamente nella terra in cui è nato e a cui ha quindi sempre sentito di appartenere.

Risultato: si è andati gradualmente verso la fumata nera. Commisso, notevolmente indispettito, ha provato anche a mettere alle strette Li Yonghong con un comunicato pubblico ("Nonostante i migliori sforzi e la genuina convinzione che un accordo fosse stato recentemente trovato, sembra che la proprietà attuale non abbia la volontà di concludere questa trattativa in termini e tempistica accettabili"), ma senza esito. Una grande delusione per Rocco, fermamente convinto di aver messo sul piatto un'offerta allettante: i 32 milioni da restituire a Elliott, più i 380 dell’intero debito, 150 milioni da investire subito, il 30% delle quote e i ricavi commerciali cinesi per Mr. Li. Alla fine, non c'è stato più nemmeno il tempo - oltre alla pazienza, esaurita da tempo - per provare a invertire la rotta. Commisso ha rinunciato, Elliott ha escusso il pegno dall'inadempiente Li Yonghong e il Milan è passato al fondo della famiglia Singer. Oggi il club rossonero ha espresso sui social il suo cordoglio: "Tutto l'AC Milan si stringe con dolore e con cordoglio alla famiglia e all'@acffiorentina per la scomparsa di Rocco B. Commisso, uomo di valori, di impresa e di sport. Vicinanza e condoglianze a tutti i suoi cari". Avrebbe potuto essere tutta un'altra storia.

Li Yonghong in realtà sperava di riuscire a cooptare un azionista di minoranza, utile per iniettare un po' di liquidità - sia in ottica aumento di capitale, sia relativamente al rifinanziamento del debito con Elliott - e permettergli di non farsi sfuggire il Milan. Ma ovviamente si trattava di uno scenario che Commisso, nell'ambito di un'operazione curata dalla banca d'affari Goldman Sachs, non contemplava. L'obiettivo era mettersi al timone, non un ruolo da comprimario. Commisso e Mister Li si sono parlati a lungo in quelle settimane, sono anche arrivati a un passo dal notaio. Rocco aveva fretta soprattutto per due motivi: occorreva cautelarsi da altri potenziali acquirenti (su tutti la famiglia Ricketts, proprietaria dei Chicago Cubs) e, qualora il club fosse passato a Elliott, sapeva che il fondo angloamericano avrebbe potuto privilegiare altri interlocutori. Senza contare il fatto che in ballo c'era anche la Uefa col Fair play finanziario, che avrebbe poi coinvolto pesantemente il Milan. "Siamo lì, siamo pronti. Aspettiamo", aveva detto una fonte vicina a Commisso nei giorni in cui il numero uno di Mediacom aveva in pratica dato l'ultimatum a Mister Li. Attesa vana: l'imprenditore cinese a un certo punto ha cambiato le sue condizioni, in particolar modo sulla sua permanenza nell’azionariato rossonero, e allo stesso tempo ha provato a giocare su più tavoli, cercando di capire se con altri potenziali acquirenti avrebbe potuto spuntare condizioni migliori.

Era l'inizio dell'estate 2018 e il numero uno di Mediacom annusò l'opportunità nel momento in cui era ormai chiaro come le capacità finanziarie di Li Yonghong non fossero più adeguate al mantenimento del controllo sul club rossonero. Il Milan cinese, che avrebbe poi lasciato un dissesto profondo nell'economia aziendale del Diavolo, stava volgendo al termine e Commisso bussò con forza alla porta di Mister Li. Stava diventando a portata di mano un sogno: quello del ragazzino calabrese emigrato 12enne negli States, capace di fare fortuna in America e di tornare in Italia alla guida di uno dei club più iconici del nostro paese e del mondo. Commisso quell'estate iniziò a lavorare sottotraccia per portare a termine la scalata al Diavolo, annusando e individuando prima di tutti le crepe della gestione cinese nelle quali avrebbe potuto inserirsi. Nel portafoglio di Mister Li ballavano infatti i famosi 32 milioni di prestito da rimborsare a Elliott entro i primi giorni di luglio, ovvero quella cifra che infatti poi l'imprenditore cinese non sarebbe riuscito a trovare e che gli avrebbe fatto perdere il club.