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Creare non serve se poi non fai gol: Juve, David e Openda tornano nel mirino

Gazzetta

La partita di Cagliari della Juve rischia di riaccendere il confronto fra giochisti e risultatisti. Perché - ha spiegato Spalletti in conferenza stampa al termine del match - "abbiamo dominato e non abbiamo mai preso una ripartenza", quasi a voler premiare i suoi per come hanno gestito il match sui 90 minuti ("sicuramente qualcosa in più dovremo prenderci"). La questione diventa del tutto controversa, però, di fronte al risultato e, quindi, alla sconfitta: perché, nell'1-0 dell’Unipol Domus, il Cagliari festeggia e la Juve rallenta la sua corsa in alto alla classifica. Premiando di più l'idea di Pisacane, che si dichiara in mezzo tra chi insegue di più il risultato e chi la prestazione.

Filosofia a parte, i numeri non mentono e spiegano in modo abbastanza chiaro il limite principale della Juve in zona gol. Spalletti torna a Torino dovendo fare una valutazione sui 21 tiri fatti (di cui 11 da dentro l'area, 10 da fuori) contro i 3 del Cagliari, e ancora sulle 34 palle inattive sprecate (18 calci d’angolo e 16 punizioni). La Juve ha chiuso il match con cinque attaccanti e schiacciando gli avversari nella propria area, ma non è bastato per evitare la sconfitta e - ha detto Spalletti - "anche il pareggio non avrebbe sistemato le cose sul percorso".

Sott'inchiesta ci finiscono ancora una volta gli attaccanti che sono arrivati dal mercato l'estate scorsa, David e Openda: 2 tiri il canadese e neanche nello specchio della porta, uno solo il belga che non è riuscito a cambiare la gara. E soprattutto una percentuale bassa per entrambi sugli xG. L’unico che davvero ha tenuto botta a Cagliari è stato Yildiz, che ha dovuto fare i conti con un Caprile in stato di grazia. Troppo poco, però, per una squadra che non avrebbe dovuto rimanere sulla scia delle prime della classifica.