Quando Federico Dimarco esulta, allarga le braccia, palmi delle mani verso l’alto, e tira su le spalle come a dire "Che ci vuole?". Esterno mancino ma volendo anche responsabile dell’ufficio semplificazione affari complicati se fosse l’impiegato perfetto e non il difensore dei sogni. Quando una partita non si sblocca, tira su le maniche, si mette in proprio e trova la combinazione di qualsiasi cassaforte. Quella tutta gialla di Dortmund è stata soltanto l’ultima in una stagione fin qui unica per il ragazzo di Porta Romana. In campionato ha segnato meno soltanto di Lautaro, Calhanoglu e Thuram, e nessuno ha regalato più assist di lui. Cinico e generoso, propositivo e duttile. L’uomo con il 32 sulle spalle è un passepartout preciso e puntuale. Ma quello che apprezza di più Cristian Chivu è la testa: "Siamo molto contenti del suo inizio di stagione e della sua mentalità – ha detto l’allenatore dopo il 2-0 di Champions contro il Borussia di Kovac –. Ha voglia di lavorare sodo ed essere determinante. Ci godiamo un giocatore maturo e completo".
Dei sei gol che ha segnato fino a questo momento della stagione in ogni competizione, quattro sono serviti a sbloccare l’impasse di una gara: in casa contro il Sassuolo la prima volta, poi nella nebbia di Parma, a San Siro nel big match contro il Napoli e mercoledì scorso in Germania dopo 80 minuti di 0-0. Lo stato di grazia dell’esterno milanese è certificato da un rendimento in crescendo da inizio stagione ed è confermato da un 2026 cominciato nel migliore dei modi con 6 tra gol e assist solo nelle ultime cinque partite di Serie A giocate. E ancora: è l’unico difensore dei cinque grandi campionati europei che ha segnato più di cinque gol e fornito più di cinque assist in stagione considerando tutte le competizioni (6+7). Risorsa.
Quello attuale è un altro Dimarco e soprattutto è sulla buona strada per diventare la miglior versione di sempre di se stesso in nerazzurro; 6 gol li aveva segnati già nella stagione 2023-24, mentre in quella prima era riuscito ad arrivare in doppia cifra di assist. Più minuti in campo, maggiore resa. L’equazione per l’esterno è semplice. "Giocando più spesso 90 minuti cresci di più di condizione piuttosto che quando esci sempre dopo un’ora...", disse lanciando una frecciata non troppo velata all’ex allenatore Inzaghi. "Ho ritrovato la serenità che mi mancava. Più hai fiducia, meglio è, e poi ovviamente più fai bene, più sei contento, più continui a pedalare in quella direzione". Dimarco sprinta, corre, crossa, tira, e segna. In movimento e da fermo, come l’altro ieri in Germania. Il repertorio è completo e nella Ruhr la prodezza è riuscita anche con la fascia da capitano al braccio per la prima volta. Emozione nell’emozione. E poi l’Inter non segnava su punizione diretta in una trasferta di Champions dal 2010 con Sneijder. Ulteriore dimostrazione del fatto che l’Inter su quella fascia dorme sonni tranquilli. E sul comodino, accanto al lettone, nel portagioie pieno di preziosi quello tutto a sinistra adesso brilla più degli altri.