Tra infortuni, digiuni e svolte tattiche, il canadese si prende la Juventus: numeri in crescita e fiducia totale sotto la gestione Spalletti.
La terra di nessuno ha finalmente trovato un proprietario. In casa Juventus, dopo mesi di vuoto e incertezza, la maglia numero 9 sembra aver smesso di essere una maledizione e ora ha un nome preciso: Jonathan David.
Secondo quanto emerge dalle scelte e dai numeri, la fiducia di Luciano Spalletti converge sul centravanti canadese, diventato il riferimento offensivo di una squadra che, fino a gennaio, vedeva come miglior marcatore stagionale non un attaccante puro ma Kenan Yildiz, autore di sette goal pur avendo compiti ben più ampi.
La prima parte dell’annata era stata segnata da continui stop, prestazioni opache e lunghi digiuni sotto porta, ma nelle ultime settimane, contestualmente alla crescita della squadra, anche il reparto offensivo ha cambiato passo.
Alla vigilia della stagione, Jonathan David era indicato come il centravanti designato della Juventus e, a distanza di mesi, la situazione è tornata sorprendentemente simile.
Il goal all’esordio in Serie A contro il Parma aveva illuso, poi per il canadese era arrivato il buio. Il rientro di Dusan Vlahovic aveva finito per oscurare sia David sia Lois Openda, anche lui inizialmente lento a sbloccarsi, fino all’infortunio del serbo, avvenuto circa un mese dopo il cambio in panchina di fine ottobre che aveva portato all’uscita di scena di Igor Tudor e all’arrivo di Luciano Spalletti.
L’impatto dell’allenatore di Certaldo è andato ben oltre una semplice scossa emotiva: a circa settanta giorni dal suo insediamento, il cambio di passo è apparso evidente in tutta la squadra e nello stesso David, tornato al goal in una fredda trasferta europea a Bodo e capace, un mese e mezzo più tardi, di interrompere anche il digiuno in campionato.
Con Vlahovic indisponibile fino a fine inverno e Arkadiusz Milik mai realmente in condizione di scendere in campo, il peso dell’attacco è ricaduto su David e Openda.
Spalletti ha alternato i due in base agli avversari e ha persino provato la soluzione senza centravanti, schierando Yildiz da falso nove, ma alla lunga è stato il canadese a imporsi.
L’ex commissario tecnico della Nazionale continua a valutare di partita in partita, ma David viene considerato il profilo più adatto a reggere l’urto contro difese chiuse, mentre gli spazi aperti ideali per Openda si presentano più raramente.
Gli episodi di inizio 2026 raccontano bene questo percorso: la titolarità contro il Lecce, il rigore fallito, i fischi dell’Allianz Stadium e le critiche seguite ai due punti persi, poi il riscatto a Reggio Emilia con un goal e un assist in appena 110 secondi contro il Sassuolo.
L’abbraccio della squadra, Spalletti compreso, e le parole di sostegno dello spogliatoio hanno certificato la fiducia intorno a David, che ha reagito senza scomporsi, fedele al soprannome di “Iceman”.
Dietro al ritorno al goal di Jonathan David c’è un lavoro profondo e misurabile. I dati statistici evidenziano un salto netto tra la gestione Tudor e l’era Spalletti.
La media dei tiri per 90 minuti del canadese è cresciuta del 61%, mentre le conclusioni nello specchio sono aumentate di oltre cinque volte; significativo anche il +52% nei palloni giocati e il +150% nei tocchi in area.
Un cambiamento che, secondo l’analisi di Opta, trova conferma confrontando le medie per 90 minuti in tutte le competizioni. Nelle 14 partite con Spalletti in panchina, David ha prodotto 2,9 conclusioni a gara, 1,6 delle quali nello specchio, con circa 50 tocchi complessivi e 10 palloni giocati in area avversaria.
Nelle 10 gare sotto la gestione Tudor, sempre secondo Opta, si era fermato a 1,8 tiri totali, 0,3 nello specchio, 33 tocchi complessivi e appena 4 in area.
Il cambio di sistema e di interpretazione offensiva ha inciso in modo evidente sul rendimento del centravanti canadese, oggi al centro del progetto tecnico e della fiducia della Juventus e di Luciano Spalletti.