Porta blindata e vittoria col minimo scarto per l'Inter, sempre più ermetica in difesa: con questi numeri lo Scudetto è più di una possibilità.
Altro strappo in vetta, stavolta su un campo ostico come quello di Udine e a sole 64 ore di distanza dal precedente impegno: tre punti di platino per l'Inter che, nonostante la lingua di fuori nel finale, è riuscita a prevalere su un'Udinese aggressiva ma sterile dal punto di vista della produzione offensiva.
Al 'Bluenergy Stadium' si è vista una squadra finalmente consapevole della propria forza, per larghi tratti anche più matura nella lettura dei vari momenti dell'incontro: alla fine è arrivato un altro clean sheet, a dimostrazione dell'avvenuta registrazione di una difesa troppo spesso finita sul banco degli imputati in passato.
Un'altra vittoria di 'corto muso', in linea con l'obiettivo dello Scudetto che, in Italia, solitamente premia chi è meno vulnerabile di tutti sotto l'aspetto difensivo.
Decisamente positiva la prova della retroguardia nerazzurra che anche a Udine ha dato una chiara dimostrazione della sua forza: Chivu è partito con il trio composto da Bisseck, Akanji e Carlos Augusto, modificato in un finale che ha visto i padroni di casa arrembare senza però trovare la rete del pareggio.
Il tecnico rumeno ha rivisto qualcosa nel finale, quando Acerbi ha sostituito Carlos Augusto e si è andato a posizionare nel cuore del reparto, seguito da de Vrij che ha rimpolpato ulteriormente il muro interista: Akanji, invece, ha avanzato il raggio d'azione di qualche metro per fare da schermo ai propri compagni, un po' come avveniva nel caso di Stones con Guardiola al Manchester City.
L'Inter ha chiuso con una sorta di 5-4-1, quanto mai fondamentale per bloccare sul nascere ogni proposito offensivo della squadra di Runjaic.
Inter solida e concreta al punto giusto, capace di mettere a segno il secondo 1-0 consecutivo in poche ore: mercoledì sera, infatti, anche il Lecce era stato battuto con questo risultato a San Siro nel recupero della sedicesima giornata.
Decisiva la zampata di Pio Esposito, ieri determinante con l'assist per capitan Lautaro: la nuova coppia che fa battere i cuori del tifo nerazzurro, rinfrancato dai numeri sempre più positivi della difesa.
L'ultima sconfitta dell'Inter in campionato è datata 23 novembre, giorno dello 0-1 subìto nel derby col Milan: da allora i ragazzi di Chivu hanno ottenuto 25 punti sui 27 disponibili, grazie a un lavoro difensivo di tutto rispetto.
Appena quattro le reti al passivo nei nove incontri disputati, con la porta di Sommer che è rimasta inviolata in sei di queste occasioni; clean sheet saliti a undici considerando l'intero campionato, il dato migliore dell'attuale Serie A.
I maggiori dubbi relativi all'Inter riguardavano proprio la difesa, considerato che l'attacco non ha mai rappresentato un vero problema: non a caso quello nerazzurro è il migliore del campionato (44 reti) e anche con un certo distacco rispetto alla concorrenza.
Dopo i sei goal al passivo nelle prime tre giornate, Lautaro e compagni hanno cambiato marcia: nelle successive diciotto uscite hanno subìto appena undici marcature, tornando così in perfetta linea con un rendimento da Scudetto.
La porta meno violata risulta ancora quella di Svilar con dodici reti ma, nel caso della Roma, i numeri dell'attacco sono lontanissimi rispetto a quelli di un'Inter a cui mancava l'ultimo step prima di tornare a fare la voce grossa e azzardare una fuga verso la gloria finale.