Il francese trascina i rossoneri mentre a Torino riaffiorano i rimpianti: nessuna proposta di rinnovo e i 60 milioni per Koopmeiners aprono la sliding door bianconera.
Un rigore procurato e due goal. Una vittoria in rimonta pesantissima e il primo K.O inflitto al Como in casa in questa stagione. Adrien Rabiot è diventato il simbolo del Milan che non molla mai.
“È una vittoria di squadra, abbiamo dimostrato la nostra mentalità” ha dichiarato al termine della sfida.
Quella di ieri sera al Sinigaglia è stata una notte segnata dall’impatto devastante del centrocampista francese, capace di trascinare i rossoneri di Allegri in una gara e in un momento difficile.
Un rendimento che riapre inevitabilmente il dossier Juventus, con i rimpianti per l’addio e la scelta della società di affidarsi a Koopmeiners mentre nessuna offerta formale arrivava al francese.
Una sliding door che il cui ricordo non si affievolisce, ma al contrario ritorna in auge alla luce di un rendimento nettamente agli antipodi tra il centrocampista francese, un vero e proprio fattore per i rossoneri, e l’olandese, non più al centro del progetto bianconero.
Maignan para, Nkunku segna e Rabiot fa “di tutto e di più”.
Contro il Como di Fabregas, che impone un ritmo da Champions, il centrocampista francese ribalta la partita con una prova monumentale: si incunea in area, conquista il rigore dell’1-1, colpisce con un diagonale mancino su assist di Leao e chiude i conti con un tiro da fuori area.
A Como, la sua esultanza sfrenata verso i tifosi rossoneri, con i capelli sciolti e la mano sullo stemma ha conferma la piena identificazione di Adrien Rabiot nel progetto del Milan di Allegri.
Al termine della sfida, vinta per 3-1 dal Milan a Como, Adrien Rabiot ha parlato di mentalità e unità di gruppo.
“All’intervallo ci siamo parlati per ripartire con un altro spirito” ha rivelato il centrocampista francese.
Massimiliano Allegri lo ha definito “uno dei migliori centrocampisti in Europa”, ricordando che quando si arrabbia “può giocare da solo”.
Con Rabiot titolare, il Milan ha cambiato passo: il francese è primo per cross, per duelli tentati e vinti, per duelli aerei, ed è secondo solo a De Winter per palloni giocati.
Anche i suoi goal pesano: quello di Torino, un bolide da fuori che avviò la rimonta poi completata da Pulisic, e la doppietta di Como che tiene i rossoneri incollati all’Inter capolista.
L’unica sconfitta in campionato, contro la Cremonese, Rabiot l’ha guardata da Marsiglia, e proprio quell’inciampo accelerò il suo arrivo a Milanello.
Quella di Como è stata la gara numero 500 da professionista per Rabiot, coronata dalla sua prima doppietta rossonera.
Una prova mostruosa, fatta di corsa, qualità, quantità e leadership.
Il francese si conferma il motore del centrocampo, condividendo il reparto con Modric e dando continuità alla visione tattica di Allegri.
Riavvolgendo il nastro, nella storia e nella carriera di Adrien Rabiot l’addio alla Juventus - un percorso iniziato nel 2023 con il rinnovo di un solo anno consigliato da Allegri, in attesa di un nuovo confronto - ha segnato una tappa fondamentale.
Un anno dopo il panorama cambia: Cristiano Giuntoli annuncia in conferenza (“Il 30 giugno è scaduto il suo contratto”) la fine del rapporto senza che fosse presentata un’offerta formale, preferendo concentrare risorse su Koopmeiners per 60 milioni.
Thiago Motta non avrebbe disdegnato la permanenza del francese, ma il centrocampista era titubante e il tecnico non accettava incertezze.
Rabiot, nell’estate senza squadra, era in attesa di chiamate dall’Inghilterra che non sono arrivate davvero. Così, a inserirsi è stato il Marsiglia, che ha convinto il giocatore a ripartire dalla Ligue 1 e dalla sua Francia.
Dopo la parentesi a Marsiglia e la rottura consumata nel caso Rowe, Adrien Rabiot approda al Milan in un contesto ideale: la presenza di Allegri, descritto dal francese in un’intervista come “quasi un papà”, e la possibilità di giocare accanto a Modric.
Nonostante le resistenze della madre-agente Veronique, storicamente influente nelle scelte di carriera, la volontà del tecnico e la fiducia immediata della società rossonera indirizzano la decisione.
Il rapporto tra Rabiot e la Juventus è sempre stato complesso: anni di fischi, attese disattese, una crescita tardiva e un finale interrotto proprio nel momento in cui il francese sembrava pronto a diventare il leader che non era mai stato nei primi anni in bianconero.
Nel Milan questo ruolo lo ha trovato subito, mentre a Torino pesa il vuoto lasciato e la scelta di puntare su Koopmeiners.
Una decisione che non ha pagato in casa bianconera e che a distanza di tempo rappresenta un vero e proprio rimpianto, accentuato dal rendimento super di Rabiot con la maglia del Milan e da un impatto che sta lasciando il segno.