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Nibali vota Jonas: "Vingegaard vincerà e si innamorerà del Giro e dei tifosi"

Gazzetta

Grandi giri, tripla corona, maglie rosa, gialle e rosse: Vincenzo Nibali è un cattedratico di tutto questo. Essere riuscito a vincere Giro (2 volte), Tour e Vuelta lo ha fatto entrare in un club esclusivo — fino a quel momento c’erano riusciti Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault e Contador, dopo si è aggiunto Froome — permettendogli un ulteriore salto di dimensione: da campione a fuoriclasse. E ora lo Squalo, che dopo il ritiro di fine 2022 resta un acuto osservatore del mondo del ciclismo, oltre a essere un simbolo del Giro d’Italia stesso, non può che applaudire la scelta di Jonas Vingegaard di essere al via dell’edizione 109 della corsa della Gazzetta (8-31 maggio). "Ha fatto bene, si innamorerà del Giro", garantisce Nibali. 

Vincenzo, il Giro d’Italia 2026 ha trovato un potenziale dominatore? 

"Troppo presto per dirlo, però di sicuro Vingegaard ha scelto di debuttare al momento giusto, dopo aver vinto la Vuelta oltre ai due Tour. E il Giro, rispetto alla corsa spagnola, è più adatto a lui". 

Perché? 

"Non tanto per una questione climatica: vero, è danese, al Giro fa meno caldo che alla Vuelta, ma lui con le alte temperature di luglio al Tour si è sempre trovato bene. Il motivo principale sta nelle caratteristiche tecniche delle salite del Giro". 

Cioè? 

"Sono meno 'esplosive' rispetto a quelle della Vuelta che sono sì arcigne, ma in generale non così lunghe come quelle italiane. Nell’ultima settimana, quest’anno, ci sono almeno tre tapponi con ascese perfette per Vingegaard". 

Una in particolare? 

"Piancavallo: strada larga, pochi riferimenti, dura sempre. E si ripeterà due volte. Ideale per lui". 

Diceva della tempistica della sua decisione. 

"L’ultimo grande giro che ha disputato, la Vuelta, l’ha vinto. Può continuare su questa strada, in un contesto che gli si addice parecchio". 

Nel modo di correre, nelle tattiche, troverà delle dinamiche diverse rispetto al Tour e alla Vuelta? 

"Forse una difficoltà potrebbe essere nell’incontrare più spesso la pioggia: a maggio, al Giro, può succedere. Gli avrei consigliato di fare qualche corsa d’avvicinamento in Italia, per riprendere 'confidenza' con il nostro fondo stradale che non ha più incontrato dalla Tirreno-Adriatico 2024, che peraltro vinse. Ma ho visto che ha scelto di gareggiare solo a febbraio all’Uae Tour e a marzo al Giro di Catalogna. Allora...". 

Sì? 

"Io troverei il tempo per fare delle ricognizioni sul posto delle giornate-chiave, delle salite più importanti. Visto che sarà pure al Tour, non avrà voluto 'caricare' troppo il calendario prima, e ci sta. A distanza c’è il modo di recuperare tante informazioni, ci sono i video e tutto il resto, ma un po’ di conoscenza diretta in più male non gli farebbe". 

Il pubblico del Giro lo amerà? 

"Su questo non c’è dubbio, e penso che lo sappia pure lui. L’Italia ha sempre avuto una grande storia ciclistica, i tifosi sono appassionati e amano i campioni. Sarà una stella". 

Come già alla Vuelta, il suo rivale principale potrebbe essere Almeida? 

"Sì, potrebbe. Ma il Giro, più del Tour, 'chiama' delle sorprese. È stato così anche nel 2025: si poteva immaginare che Del Toro fosse forte, ma chi in partenza lo vedeva in lotta per la rosa fino alla penultima tappa?". 

Vingegaard avrà dei compagni italiani come Affini e Piganzoli. Lo aiuterà? 

"Certo. Affini ha grande esperienza, è un ottimo passista, tiene bene in montagna. Piganzoli è alla prima esperienza in un team World Tour, ma ha potenziale. Non sono scelte casuali, e una squadra come la Visma sa fare i programmi. Negli anni è cresciuta pure nella strategia in corsa, vedi il ribaltamento fatto da Simon Yates ai danni di Del Toro e Carapaz l’anno scorso proprio al Giro". 

Attaccherà da subito o aspetterà? 

"Se potrà fare la differenza già in qualche tappa iniziale, ci proverà di sicuro. Se ripassate il percorso, vi accorgerete che la giornata del Blockhaus, nella prima settimana, è durissima. Alla Vuelta Jonas vinse già la seconda tappa...". 

La cronometro di 40 chilometri tra Viareggio e Massa?

"Pianeggiante, per specialisti, ma se avrà la giornata giusta potrà trasformarla in un momento a suo favore". 

Pur affascinato ovviamente da Pogacar e dalle sue imprese, a lei Vingegaard è sempre piaciuto in modo particolare. Perché? 

"Oltre che per la forza in salita, per il fatto che non ama troppo i riflettori e ci tiene parecchio alla vita privata. In questo, mi rivedo un po' in lui. Anche se io ero meno riservato e mi divertivo, a volte, a punzecchiare i rivali. Faceva parte dei giochi mentali, diciamo così. E mi piacerebbe che nel mese di maggio Jonas si mostrasse un po’ più aperto del solito con il pubblico". 

In chiave Tour, che cosa può dare o togliere il Giro al danese? 

"Il cambio di programma gli darà nuove motivazioni ed è normale che sia così. Un atleta non può ripetere sempre lo stesso schema e si giova della rottura di quella che diventa una routine. Dunque, può aiutarlo in vista del Tour. E se riuscisse a vincere il Giro, potrebbe essere più libero mentalmente nella sfida a Tadej. Bello, in ogni caso, che abbia deciso a mettersi in gioco. Anche perché le corse di un giorno non sono proprio nelle sue corde, per quanto si è visto finora". 

Il fatto di poter completare la tripla corona potenzialmente prima di Pogacar... può essere una motivazione? 

"Non credo. Sia Vingegaard sia Tadej guardano anzitutto a loro stessi, al proprio percorso. Ed è giusto". 

Chiudiamo con uno spunto italiano: il nostro Giulio Pellizzari a che cosa potrà ambire? 

"Se riesce a continuare nella progressione che ha avuto finora, al podio. Al debutto, nel 2024, avrebbe già potuto vincere una tappa, se non avesse trovato un Pogacar che volava. Non dobbiamo chiedergli di battere Vingegaard, certo, ma Giulio non è solo il nostro futuro. È già presente".