"Sapete una cosa strana su mio padre? Quando gioca a tennis va nel panico, poi però va in sala operatoria e salva vite", raccontava Raphael Collignon qualche mese fa dopo la vittoria più bella della carriera. Il belga, figlio di un neurochirurgo, aveva appena battuto il numero 8 al mondo Alex de Minaur a Sydney in una classica partita da Davis: più di tre ore, scambi lunghi, lui con i crampi che batte un avversario molto più forte, un top 10 (per la prima volta in carriera), e fa sognare il Belgio. Una gestione delle emozioni e del fisico che ha del miracoloso, da parte di questo ragazzone del 2002. Che, dopo essere stato quasi messo al tappeto dai crampi, cambiò la storia con forza di volontà e l'aiuto del capitano, nonché suo allenatore, Steve Darcis. E ora sogna un altro miracolo, al debutto all'Australian Open, contro il n. 5 al mondo Lorenzo Musetti, in quella che sarà la sua prima partita in carriera contro un top 5.
- Collignon, n. 2 belga alle spalle di Bergs in attesa di Blockx, è nato a Rochester, in Minnesota. All'epoca il padre lavorava per la Mayo Clinic, famosissima casa di cura e riabilitazione anche per atleti. A un anno di età però la famiglia tornò in Belgio, dove scattò molto rapidamente l'amore per il tennis del piccolo Raphael a Fayenbois, vicino Liegi. Abitava nei pressi del circolo tennis, fu un passo quasi obbligato, contando che lì viveva anche la famiglia di David Goffin. Il talento di Collignon, fisico statuario e buona esplosività guidata da un gran dritto da fondo, fu ben presto chiaro, e venne fuori definitivamente al centro federale di Bergen. La sua scalata non è stata però così rapida, e neanche priva di insidie. Deve molto, come lui stesso ha più volte ribadito, al padre.
Collignon inizia a frequentare il club locale a quattro anni, nel mentre il padre si allena e gioca nel circolo per diletto ("mi vide colpire contro il muro e mi disse che ero già bravo per la mia età", racconta Raphael), oltre ad essere un esemplare professionista, molto dedito, nella sua occupazione di neurochirurgo. Quest'etica del duro lavoro, della lotta, ha sempre contraddistinto il tennista belga: "Sono cresciuto vedendo mio padre lavorare molto, e ho provato ad essere come lui nel tennis: umile, lavorando duro e cercando di fare il meglio sul campo. Penso di essere un gran combattente perché ho sempre guardato a lui". In effetti questa mentalità è stata decisiva per far decollare la carriera di "Raph", che ha dovuto lottare con infortuni e delusioni prima di trovare definitivamente la via della top 100. Grazie ai suoi mezzi, chiari, e all'aiuto della Federazione belga nella figura di Darcis: "Mi ha preso quando avevo zero punti in classifica, appena uscito dal circuito junior. Ha sempre provato a trarre il meglio da me".
Dopo un 2024 chiuso a un passo dai top 100 e già tanti problemi affrontati e sconfitti (una frattura da stress al braccio, al piede, poi il pollice della mano destra lo scorso anno ad Amburgo), il 2025 ha cambiato le carte in tavola per Collignon. Due vittorie Challenger sul cemento indoor di Pau e sulla terra rossa di Monza per confermare l'ingresso tra i primi 100, poi le prime vittorie Slam allo Us Open, su Galan e il n.12 Ruud, fino al citato trionfo in Davis su de Minaur. Una stagione da incorniciare, che ha consacrato Collignon tra i primi 80 e come n.2 di Belgio. "Voglio migliorare ancora. Quando sei un bambino, vuoi essere un top 100, ma ora voglio di più", raccontava nel marzo del 2025. Quel "di più" è iniziato ad arrivare con vittorie di prestigio e buoni risultati in serie, la conferma ulteriore passerà dal 2026 e da partite come quella contro Musetti, che a livello Atp ha vinto 4 volte su 5 (tre contro Goffin) contro avversari provenienti dal Belgio.