Il format italiano aiuta le grandi, che giocano in casa e direttamente dagli ottavi di finale. In questo modo le medio e soprattutto piccole squadre sono bloccate già al principio.
Certo, l'eliminazione del Real Madrid per mano dell'Albacete è stata senza dubbio storica e scioccante, ma spesso la Coppa del Re ha regalato emozioni tali da fare rapidamente il giro del mondo e non solo della Spagna. Come è stato sorprendente, nonostante non fosse la prima volta, l'uscita di scena del PSG, fatto fuori dai concittadini del Paris FC che al contrario dell'Albacete possono contare su una delle proprietà più ricche del mondo.
PSG e Real Madrid sono i due potenti del calcio che nel giro di pochi giorni hanno lasciato la propria Coppa Nazionale, rispettivamente di Francia e Spagna, senza avere la possibilità di battagliare per conquistare il trofeo in primavera. Il Paris FC sogna da big assoluta ma è ancora una squadra in piena lotta per non retrocedere dalla Ligue 1, mentre l'Albacete milita nella seconda serie spagnola. Due storie diverse, ma che spesso accadono nelle coppe estere. A differenza dell'Italia, dove questo è praticamente impossibile.
Il sistema delle coppe estere premia le piccole realtà in grado di crescere economicamente, sportivamente e in termini di visibilità, mentre quello italiano aiuta solo i grandi club, i signori del calcio nazionale che sono protetti da eliminazioni shock nei primi turni della competizione. Certo, la Roma è stata eliminata dal Torino negli ottavi, ma parliamo pur sempre di un club storico di Serie A come quello granata, non proprio l'ultimo arrivato.
Spesso si parla di una possibile rivoluzione nel sistema della Coppa Italia, ma al contrario negli ultimi anni si è fatto ancora 'peggio'. I club di Serie C in gioco sono una manciata, impegnati in scontri diretti in cui sono presenti anche quelli di B, troppo lontani dalle fasi in cui partecipano le migliori di Serie A.
Non solo le grandi come Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma entrano in gioco dagli ottavi avendo ottenuto uno dei primi otto posti nel campionato precedente, ma lo fanno anche tra le mura amiche contro club minori di Serie A e in qualche sparuta occasione, di B.
Rivoltare il format, con le big impegnate sui campi di Serie C e di B sin dai primi turni permetterebbe non solo di dare una mano ai piccoli club che vedrebbero stadi colmi e grandi incassi, ma porterebbe gli stessi a impegnarsi per cercare di fare la storia ed eliminare i più grandi club d'Italia.
Qualcosa che quest'ultimi non sembrano vedere di buon'occhio: il pericolo di un'umiliazione sportiva non sembra accettabile. All'estero capita spesso, ma nessuno lo ricorda per più di poche settimane: in Italia cambierebbe poco, ma l'arrivo di un 'format estero' sembra ancora lontano anni luce.
Non solo Real Madrid e PSG, i casi più eclatanti di grandi squadre cadute prima delle fasi finali della propria coppa Nazionale.
In FA Cup ha fatto scalpore l'eliminazione del Crystal Palace Campione in carica, k.o contro il club di sesta serie del Macclesfield. Insomma, come se il Bologna, attuale Campione in carica della Coppa Italia, fosse eliminato dal Futura Fornovo Medesano o dal Gotico Garibaldina.
Certo, rispetto all'Inghilterra gli stadi delle serie dilettantesche italiane non sono certo gli stessi, ma si potrebbe comunque trovare una soluzione in quelli a norma presenti in provincia o nella regione di competenza.
In Germania è arrivato fino ai quarti l'Holstein Kiel, mentre in Olanda si gioca un posto nella stessa fare il De Treffers, appartenente alla C locale.
L'Italia ha portato otto squadre di Serie A nei quarti, con il Venezia unica squadra di B presente nella fase precedente.
Qualcuno potrebbe dire che nella scorsa Coppa Italia il Bologna ha avuto la meglio, battendo il Milan e superando le big più classiche, ma parliamo comunque di una squadra che gioca in Serie A da sempre, in passato grandissima del calcio nazionale e nell'ultimo triennio in grado di rivivere momenti epici.
La vittoria del Bologna è stata un faro di speranza per qualunque squadra italiana sogni di buttare giù le potenze assolute che lasciano poco spazio alle medio-piccole, ma rispetto all'estero parliamo di un altro pianeta.
Basti pensare che l'ultima grande impresa è stata quella dell'Ancona, che seppur battuta in finale dalla Sampdoria riuscì ad arrivare a contendersi il trofeo nella primavera del 1994 nonostante militasse in Serie B. Da allora, buio totale.
Nonostante la maggior parte dei tifosi delle big giudichino la Coppa Italia una 'coppetta di scarso appeal', ad ogni eliminazione il risentimento non è certo minimo.
Le grandi cercano in tutti i modi di evitare quei k.o con cui le squadre estere di massima caratura fanno spesso i conti, nonostante vengano dimenticati in fretta e furia.
Il format della Coppa Italia rimarrà ancora per diverso tempo non solo il più noioso, ma anche quello che meno aiuta le piccole realtà dandole in pasto ai potenti, i quali nella maggior parte dei casi non hanno neanche il modo di incrociarle. Un sistema classista, vecchio e logoro. Ma portato avanti, ancora e ancora.