La partita prende in fretta la strada di Memphis, con Ja Morant che torna da 6 gare d’assenza per fare lo show, 24 punti e 13 assist alla fine. L’entusiasmo della O2 Arena di Londra però non cala mai: i 18.424 spettatori presenti sono dentro per lo spettacolo, non importa se i Grizzlies battono Orlando 126-109 dopo essere stati anche a +33 e oltre i 20 punti di vantaggio praticamente dal secondo quarto in poi. I tifosi provenienti da 62 paesi diversi saltano ad ogni schiacciata, fanno”oooh” per ogni tripla, applaudono ogni assist. Perché davanti ai loro occhi c’è l’Nba, quella vera, e non capita spesso di vederla dal vivo da queste parti. È per questo che l’NBA continua a tornare in Europa ogni anno dopo il primo esperimento riuscito nel 2011, è per questo che dalla scorsa stagione le partite di regular season nel Continente sono diventate due e da quest’anno si giocano in due città diverse, Berlino giovedì scorso e Londra oggi.
L’entusiasmo dei tifosi è sempre lo stesso. Sono gli occhi a cuoricino di Kimi Antonelli, seduto a bordocampo che nel prepartita scambia la maglia con Santi Aldama di Memphis e poi una chiacchiera con Tony Parker. È lo sguardo incollato al campo di Thierry Henry, che segue il gioco anche sul +25, con Parker che se la ride seduto accanto a lui. È la signora vestita Magic da capo a piedi che si infila nello stretto passaggio davanti alla tribuna stampa per catturare, inciampando due volte, la maglia caduta dal soffitto col paracadute. “È per i miei figli” racconta quasi piangendo dopo essersi assicurata il suo trofeo rischiando l’incolumità. Sono le canotte di tutte le squadre che spuntano sulle tribune, i tifosi che si godono l’opportunità unica di vedere dal vivo gli autori di quegli highlights che popolano le loro timeline sui social media. Queste partite per l’Europa sono diventate un vero All Star Game, una data da segnare in rosso sul calendario, per cui cercare i biglietti. E non importa se Magic e Grizzlies non hanno superstar di grido, tolto Morant. L’interesse è così tanto che i biglietti sono stati bruciati in pochi minuti e che è andata soldout anche la proiezione della partita alla vicina NBA House: un evento pensato per chi era rimasto fuori dalla O2 ha ospitato lo stesso numero di spettatori dentro l’arena.
Quanto contino davvero queste partite, vedere l’NBA dal vivo in Europa, lo ha spiegato bene alla Gazzetta Toumas Iisalo, l’head coach finlandese di Memphis. “Due anni fa ero a Parigi per vedere la gara di quell’anno, Nets-Cavs se non ricordo male - ha raccontato -. Questa è una grande vetrina per l’intera lega e per il basket in generale. Non capita spesso di poter vedere giocatori di questo livello in Europa ed è meraviglioso. Parlo anche dal punto di vista personale: esperienze come questa, vedere da vicino l’NBA e i giocatori che ti piacciono, ti danno più energia nell’inseguire i tuoi sogni”. È un altro dei motivi per cui l’NBA continua a tornare in Europa: Franz e Mo Wagner, due dei tre tedeschi di Orlando, a Berlino hanno raccontato come seguire il loro connazionale Dirk Nowitzki li abbia ispirati come le partite a Londra che hanno visto dal vivo prima di diventare pro’. Magari tra il pubblico di Londra, quello che ha visto Morant ricordare a tutti quanto può essere grande e che è rimasto per la partita nonostante fosse decisa praticamente alla fine del primo quarto, c’era la prossima superstar del basket mondiale.