Sembrava di essere tornati ai tempi di “Tutto il calcio minuto per minuto”, quando Ameri passava la linea a Ciotti e tutte le partite si svolgevano in un’emozionante contemporaneità. Un anno fa l’ultima giornata di Champions era stata un susseguirsi di gol, colpi di scena, ribaltamenti di classifica. Non ci sono tanti momenti più coinvolgenti — collettivamente — del finale del gruppone di Champions. Stasera trentadue squadre (su trentasei) giocano ancora per un obiettivo, poche possono permettersi di pareggiare, a loro rischio e pericolo, e non c’è una partita che sia un’amichevole.
Mourinho contro il suo passato “blanco”, il Real Madrid, per il quale lasciò l’Inter subito dopo aver vinto la Champions proprio al Bernabeu. Il Real nel quale, in tre stagioni, ha vinto una Liga e una Copa del Rey, senza mai essere amato fino in fondo, e con la sfortuna di aver incrociato il miglior Barcellona di sempre. Mou non ha mai sconfitto il Real in cinque precedenti, le due squadre non si incontrano dal 1965. Il Benfica rischia l’eliminazione e si dice che Mou rischi l’esonero. Basta?
Un incrocio di emozioni che promette una serata incredibile.
Non ci sono italiane in quale club ristretto: si pensava che il Napoli avesse la dimensione europea per inserirsi, aspettando di capire la nuova vecchia Inter di Chivu. Fin qui i campioni d’Italia hanno deluso, discontinui e infortunati, mentre i nerazzurri hanno replicato in Europa i problemi del campionato negli scontri diretti. Stasera Chivu gioca a Dortmund uno spareggio che, anche vincendo, non garantisce il G8. Stesso discorso per l’Atalanta contro il St. Gilloise e la Juve con il Monaco: se quelle davanti non rallentano, l’obiettivo ideale diventano i playoff nella zona alta, per garantirsi un sorteggio meno problematico (anche se l’anno scorso...) e incroci eventuali negli ottavi senza le quattro top. I playoff però sono sicuri. Discorso diverso per il Napoli al quale un pari con il Chelsea potrebbe bastare, o forse no: un playoff anticipato. Gli scontri diretti C’è un solo scontro diretto alle 21 e neanche dei più eccitanti dal punto di vista della tradizione: Psg-Newcastle. Le inseguitrici ringrazieranno comunque, qualcuno perderà punti. Per la storia sono più importanti Psv-Bayern e Borussia-Inter, tutte ex campioni d’Europa, e soprattutto Benfica-Real Madrid. Dopo le prime cinque Coppe Campioni vinte da Di Stefano, fu il Benfica di Coluna, e poi di Eusebio, a succedere nell’albo d’oro per due finali consecutive. Maledizione di Bela Guttman o meno, da allora il Benfica non ha vinto più niente. Ma al Da Luz stasera c’è qualche significato in più.
Quest’anno si vedono meno sorprese. Le big hanno occupato le prime otto posizioni che garantiscono gli ottavi diretti, ma i giochi non sono fatti: dal Psg (6°) all’Atalanta (13°) hanno tutti 13 punti. Conterà la differenza gol e non solo. Arsenal (a punteggio pieno) e Bayern, in testa alla classifica, sono anche le prime in Inghilterra e Germania. Terzo è il Real Madrid che ha risposto bene alla cura Arbeloa segnando sei gol al Monaco. Quindi tutte le inglesi, Liverpool, Tottenham, Newcastle e Chelsea, e tra loro il Psg, campione ma meno impressionate a inizio stagione. Se togliamo Tottenham e Newcastle, e inseriamo Barcellona (9°) e City (11°), abbiamo le otto grandi favorite del torneo.
Non sembra esserci storia dopo aver visto il Benfica con la Juve e soprattutto considerando che il Real sembra esprimere finalmente il suo potenziale immenso. La stella è Mbappé, goleador del torneo con 11 centri (58 per cento del Real). Il francese sta ingaggiando un minitorneo personale con Kane (7 reti con il Bayern) e Haaland (6 con il City): potrebbe essere la Champions dei grandi centravanti questa, in attesa che Lamine Yamal rientri oggi dall’infortunio per accendere il Barcellona che ospita il Copenaghen. Vediamo se stasera il Bodo sorprenderà anche in casa Atletico, se l’Arsenal travolgerà di gol il Kaitrat, se Liverpool e City gestiranno Qarabag e Galatasaray da grandi di Premier. Non dovrebbero mancare spettacolo e gol (3,4 a partita fin qui). Sarà una notte da brividi.
Rispetto all’anno scorso, però, le gerarchie sono state ristabilite. Così titolava la Gazzetta il 29 gennaio 2025: “Il City trema, il Real spera, sogno Brest, rimonta Psg”. Perché tante big erano state destabilizzate dalla nuova formula e punite da piccole irriverenti. Guardiola era 26°, fuori da tutto, peggio del Napoli oggi. Real e Psg erano “non” teste di serie dei playoff. I bretoni aspiravano al G8. La grande paura era passata nella notte, poi nell’eliminazione diretta le grandi avevano recuperato il ruolo assegnato al sorteggio.