Place des Moulins, Montecarlo. A cinque minuti dal mare e a dieci dal Casinò c’è un pezzo importante dell’ultima Juventus campione d’Europa. Vladimir Jugovic, l’uomo del rigore decisivo contro l’Ajax nella finale di Roma 1996, ha vissuto nel Monaco una delle ultime tappe della carriera e da più di vent’anni risiede nel Principato. "Quando ho lasciato l’Inter nel 2001 – racconta l’ex centrocampista bianconero – avevo due offerte: il Fulham di Tigana e il Monaco di Deschamps, mio ex compagno alla Juventus. Ho scelto Montecarlo perché mia figlia era piccolina e mi sembrava la città ideale. Il primo anno ho giocato tanto, il secondo meno perché Deschamps voleva puntare sui giovani. Era una squadra di talento: Evra, Giuly, Rothen... La base del gruppo che poi nel 2004 è arrivato in finale di Champions contro il Porto di Mourinho".
Una bella vita giocare nel Monaco?
"La prima e unica volta che sono andato al Casinò mi sono fatto beccare dalla società: 'Vladimir, anche tu?'. Ero andato per curiosità, nulla di più: io non uscivo mai, neanche a Roma, Milano o Torino... però quelle poche volte mi vedevano sempre, mentre gli altri...".
La Juventus ogni volta che passa da Montecarlo – 1998, 2015, 2017 - arriva in finale di Champions: fosse un giocatore di Spalletti?
"Lo prenderei come un buon segno, spesso la storia si ripete anche nel calcio: speriamo vada così anche stavolta. La strada è ancora lunga, però la Juventus è cresciuta molto da quando c’è Spalletti. Occhio a non sottovalutare il Monaco, che ha più qualità di quella dimostrata negli ultimi risultati negativi. Penso soprattutto a Golovin e Akliouche. Peccato per gli infortuni di Pogba".
La Juventus arriva a Montecarlo dopo il 3-0 sul Napoli: sorpreso?
"Antonio aveva tante assenze, ma la Juventus ha dominato, divertito e trionfato, l’unica cosa che conta quando giochi con quella maglia. La mano di Spalletti è evidente. L’allenatore toscano porta bene alla Juventus... Lippi ha vinto tutto, Allegri quasi. Marcello è stato l’uomo in più del nostro successo in Champions di trenta anni fa: lui e Sacchi sono i migliori della storia".
Yildiz continua a stupire (9 gol e 8 assist): sensazioni?
"Il paragone con Del Piero mi sembra sempre meno pesante. Ale è Ale, ma questo ragazzo turco si sta avvicinando: ha grande qualità, colpi e lo spirito da Juve. Yildiz deve essere il campione attorno al quale costruire una squadra di nuovo vincente".
Dovesse fare una puntata su Monaco-Juventus?
"Metto le fiches su Thuram. Khephren ha qualcosa del brasiliano Socrates".
Si rivede nel jolly McKennie?
"No, però non mi stupisce che sia intoccabile per Spalletti e per tutti gli allenatori: è duttile e prezioso, di quelli che fanno innamorare i tecnici".
Spalletti vuole un attaccante in più e guarda anche a Biereth del Monaco: è da Juve?
"Io riprenderei Kolo Muani, che è nazionale francese e conosce la Juventus. Biereth viene accostato a Hojlund perché entrambi hanno giocato nello Sturm Graz. Però... la verità è che a Spalletti servirebbe un nove come Vialli, carismatico. Ma Gianluca è stato un capitano unico, raro trovare un leader così nel calcio di oggi".
Quanto pesa l’assenza del suo connazionale Vlahovic?
"La Juventus ha vinto 3-0 contro il Napoli, no? David merita fiducia, in Francia ha segnato tanti gol e si ripeterà anche alla Juventus. Openda deve sfruttare l’occasione contro il Monaco per provare a convincere Spalletti".
Dove immagina Vlahovic in futuro?
"Dusan farebbe bene a rinnovare con la Juventus, ma in caso contrario spero voglia misurarsi in Inghilterra con Haaland".