Muscoli che “tirano”, panchine che si accorciano. A Napoli, da un po’ di tempo, ci hanno fatto l’abitudine. “No Anguissa, no Lukaku, no Gilmour, no De Bruyne, no Rrahmani…”. La filastrocca recitata da McTominay a San Siro rimbomba ancora negli spogliatoi di Castelvolturno, mentre la lista degli infortunati del Napoli pare allungarsi sempre di più. Sfortuna? Certamente. Ma qualcosa si era capito sin dal ritiro estivo.
Tiberio Ancora, ex calciatore, oggi è un personal trainer apprezzatissimo nel mondo del pallone. Per quasi vent’anni ha lavorato al fianco di Antonio Conte - leccese come lui - e, fino ad agosto, ha fatto parte dello staff del Napoli del quarto scudetto. Complici alcune esigenze personali - il 60enne è titolare di uno studio a Lecce - il suo rapporto con il club azzurro si è interrotto la scorsa estate…
Partiamo dalla base: che ruolo aveva nello staff di Conte?
“Sono un personal trainer specializzato in allenamenti di forza funzionale e, al tempo stesso, un educatore alimentare per sportivi. A Conte fornivo dei parametri indicativi della condizione dei calciatori. Da anni utilizzo delle pedane laser sensoriali e altri strumenti di ultima generazione, che mi permettono di valutare i livelli di ossigenazione, forza, stabilità, coordinazione, massa magra, massa grassa e idratazione corporea degli atleti. Sommando tutti questi dati, si può capire quanto un giocatore sia in forma e quanto, di conseguenza, può dare sul campo”.
Il suo rapporto con il Napoli è terminato ad agosto. Com’era la situazione-infortuni prima del suo addio?
“Risulta difficile commentare lo stato dei giocatori in estate. Dopo due-tre settimane di vacanza, i ragazzi sono fuori forma e ci mettono un po’ a carburare. Giusto così, no? Altrimenti a che servono i ritiri estivi? Pochi giorni dopo il mio addio, però, si è fatto male Lukaku, un omone di 110 chili che non era ancora al top della condizione. Avevo suggerito di gestirlo con cautela in attesa che tornasse al 100%, poi non so che cosa sia accaduto. Certamente Romelu, a 32 anni e con quel fisico, non può permettersi sforzi non programmati”.
Dopo Lukaku, è stato il turno di tanti altri. Gli azzurri, rispetto alla scorsa stagione, potrebbero aver sofferto la partecipazione a più competizioni?
“Ne dubito: la maggior parte degli infortuni di questa stagione risale alla primissima parte di campionato, quando gli impegni non erano così numerosi. Quando ero al Napoli, ogni settimana Conte riceveva un report con le informazioni relative allo stato di salute di tutti i calciatori. Io mi limitavo a indicare, sulla base dei miei studi, quanti minuti ciascuno di loro avesse nelle gambe. I dati ci davano ragione: lo scorso anno siamo stati il terzo club di Serie A con il minor numero di infortuni”.
Gran parte degli infortunati del Napoli ha riportato problemi al bicipite femorale. Secondo lei, si tratta di una semplice coincidenza?
“La scorsa stagione, verso febbraio, alcuni calciatori si sono fatti male ai polpacci: pensammo fosse dovuto ai campi di Castelvolturno, ma è solo un’ipotesi. Per quanto riguarda gli infortuni del bicipite femorale, la prevenzione passa dalla corretta esecuzione degli esercizi di forza in palestra. Senza la giusta tecnica, la forza non serve a nulla, anzi… si rischia soltanto di farsi male”.
Le strutture a disposizione del club sono idonee ad agevolare il recupero di calciatori che scendono in campo ogni tre giorni?
“Assolutamente sì. I medici del Napoli sono preparatissimi e ai calciatori non viene fatto mancare nulla. Vasche ghiacciate, massaggiatori… Certo, i ragazzi non possono dormire all’interno del centro sportivo, ma dubito che da questo fattore possano dipendere così tanti infortuni”.
Chiudiamo con i più… “esperti”. Dopo infortuni di questo calibro, quante possibilità ci sono di rivedere Lukaku e De Bruyne al top della condizione?
“Conosco entrambi e, onestamente, non sono ottimista. Romelu, per i motivi che vi ho spiegato, ha bisogno di diverse settimane per carburare, a maggior ragione dopo uno stop così lungo. Quanto a De Bruyne, dubito che lo rivedremo in campionato. In estate è arrivato al Napoli piuttosto fuori forma, poi ha recuperato come un vero campione. Ma ora, a 34 anni, ritrovare il ritmo mentre gli altri corrono il doppio di lui non sarà semplice”.