Per i tifosi del Paris Saint-Germain, il 2008 deve sembrare ormai un’era lontana. In quell’anno, infatti, il club francese evitò per un soffio la retrocessione in seconda divisione. Ma 17 anni dopo, i Les Rouge et Bleu sono i campioni in carica della UEFA Champions League e hanno collezionato una valanga di trofei nell’ultimo decennio e mezzo.
La FIFA ripercorre il cammino che ha portato il PSG fino al vertice del calcio europeo e sull’orlo della gloria mondiale nella Coppa del Mondo per Club FIFA 2025.
Il 17 maggio 2008, il posto del Paris Saint-Germain nella massima serie francese era seriamente in pericolo. È vero, i parigini erano riusciti a uscire dalla zona retrocessione nella giornata precedente, approfittando delle sconfitte delle dirette concorrenti Lens e Tolosa. Tuttavia, con appena un punto di vantaggio su entrambe e una differenza reti inferiore rispetto al Tolosa, il PSG era tutt’altro che salvo.
Nell’ultima e decisiva partita, in trasferta contro il Sochaux, il PSG passò in vantaggio, ma poi si chiuse troppo e venne punito con il gol del pareggio. Mentre i tifosi, col fiato sospeso, seguivano con ansia anche i risultati dagli altri campi, fu Amara Diané a vestire i panni dell’eroe all’83° minuto: si lanciò su un pallone vagante, anticipò un difensore e insaccò la rete che regalò la salvezza.
Quel gol non solo garantì la permanenza in Ligue 1 alla squadra di Paul Le Guen, ma evitò anche al leggendario capitano Pedro Pauleta di chiudere la carriera con l’onta della retrocessione.
Formazione tipo del PSG 2008: Mickaël Landreau; Sylvain Armand, Mario Yepes, Zoumana Camara, Ceará; Jérôme Rothen, Jérémy Clément, Grégory Bourillon, Clément Chantôme; Pedro Pauleta, Amara Diané
Il club fu afflitto da una forte instabilità ai vertici in quel periodo, con numerosi cambi di proprietà e ben sei diversi presidenti succedutisi alla guida societaria. Nemmeno la panchina fu risparmiata da questo turbolento clima dirigenziale: Paul Le Guen venne infatti sostituito a metà 2009 dall’ex compagno di squadra e leggenda del club Antoine Kombouaré.
Nonostante le turbolenze fuori dal campo, una rosa rinnovata seppe isolarsi dal caos e si comportò con grande dignità. I nuovi acquisti di spessore, come Claude Makelele e Ludovic Giuly, si rivelarono particolarmente ispirati e contribuirono in modo determinante ai progressi della squadra. Il PSG chiuse la stagione 2010-11 al quarto posto in Ligue 1 e raggiunse due finali consecutive di Coupe de France, vincendo la prima.
Il PSG tornò anche a farsi notare sul palcoscenico europeo. Dopo aver raggiunto i quarti di finale nell’ultima edizione della Coppa UEFA nel 2008-09, il club parigino si spinse fino agli ottavi di finale nella rinnovata UEFA Europa League nella stagione 2010-11. Un punto culminante di quel cammino fu senza dubbio il doppio pareggio ottenuto contro il Borussia Dortmund nella fase a gironi, dimostrando che il PSG stava tornando competitivo anche oltre i confini nazionali.
Formazione tipo del PSG nel 2011: Apoula Edel; Siaka Tiéné, Mamadou Sakho, Sylvain Armand, Christophe Jallet; Jérémy Clément, Claude Makelele, Nenê, Ludovic Giuly; Mevlüt Erdinç, Guillaume Hoarau.
Un punto di svolta colossale e di altissimo profilo arrivò nel giugno 2011, quando il Paris Saint-Germain venne acquisito dal Qatar Sports Investments (QSI), un fondo di investimento sportivo controllato dallo Stato del Qatar. L’improvvisa e poderosa forza economica cambiò completamente le ambizioni del club, dando inizio a una nuova era.
Oltre a rinforzi solidi come Maxwell, Thiago Motta e Thiago Silva, il PSG investì pesantemente in fuoriclasse del calibro di Zlatan Ibrahimović, David Beckham ed Edinson Cavani, oltre a giovani talenti promettenti come Marco Verratti, Lucas Moura e Marquinhos.
Fu un periodo di profonda trasformazione anche fuori dal campo: il club cambiò nome, abbandonando il “FC”, e adottò un nuovo logo, simbolo di una nuova identità globale. Il primo titolo di Ligue 1 dal 1994 arrivò nel 2013 e altri dieci seguirono nei successivi dodici anni segnando l’inizio di un dominio nazionale e dell’ascesa vertiginosa del marchio PSG sulla scena internazionale.
Formazione tipo del PSG nel 2015: Salvatore Sirigu; Maxwell, David Luiz, Thiago Silva, Gregory van der Wiel; Thiago Motta, Blaise Matuidi, Marco Verratti; Javier Pastore, Zlatan Ibrahimović, Edinson Cavani.
Nonostante il dominio quasi assoluto sul piano nazionale, Les Rouge et Bleu continuavano a scontrarsi contro un “soffitto di vetro” in ambito continentale. Tra il 2013 e il 2016, il Paris Saint-Germain fu eliminato per quattro stagioni consecutive ai quarti di finale della UEFA Champions League. Ma fu nella stagione successiva che arrivò la batosta più clamorosa. Dopo aver travolto il Barcellona 4-0 all’andata degli ottavi di finale, il PSG crollò incredibilmente al ritorno, perdendo 6-1 al Camp Nou. Nonostante fosse avanti di due gol nel computo totale fino all’88° minuto, la squadra francese fu eliminata in modo scioccante, in quella che è passata alla storia come una delle rimonte più memorabili (e dolorose) della competizione.
Quel tonfo divenne il simbolo della fragilità europea del club e spinse la dirigenza a rilanciare in grande stile, coerentemente con il loro motto: Dream Bigger. Ne seguirono operazioni di mercato epocali, con l’ingaggio a suon di milioni di Neymar, all’epoca all’apice della carriera e protagonista di quella famosa rimonta blaugrana, e del giovane prodigio Kylian Mbappé. Due colpi che segnarono un’ulteriore svolta nella storia del PSG.
Quattro anni dopo, con il presidente del club, Nasser Al-Khelaïfi, impegnato in una lunga ricerca del “nuovo Lionel Messi”, fece addirittura di meglio: portò a Parigi il fuoriclasse argentino in persona. Messi si unì così a Neymar e Kylian Mbappé per formare il tanto acclamato tridente MNM. Tuttavia, il parametro con cui il Paris Saint-Germain veniva, e continua a essere, giudicato restava il successo europeo, o meglio, la sua assenza.
Nonostante alcune premature eliminazioni agli ottavi di finale, il PSG riuscì anche a sfiorare il traguardo: nel 2020 raggiunse la finale di UEFA Champions League, seguita da una semifinale nel 2021. Ma il modo in cui arrivarono le sconfitte in entrambe le occasioni fu particolarmente amaro.
Nella finale del 2020, il PSG si arrese per 1-0 al Bayern Monaco, con un gol firmato da Kingsley Coman, cresciuto proprio nel vivaio parigino e partito anni prima a causa delle scarse opportunità ricevute. L’anno successivo, la squadra venne surclassata dal Manchester City, uscendo con un pesante 4-1 complessivo. Nel 2023, fu ancora il Bayern a spegnere i sogni europei del club, con un secco 3-0 tra andata e ritorno negli ottavi di finale, una conclusione amara per quella fase del progetto.
Formazione tipo del PSG nel 2023: Gianluigi Donnarumma; Nuno Mendes, Presnel Kimpembe, Marquinhos, Sergio Ramos, Achraf Hakimi; Marco Verratti, Vitinha; Kylian Mbappé, Neymar, Lionel Messi.
I primi segnali di cambiamento arrivarono nel 2022, con la nomina di Luis Campos come direttore sportivo, incarico che in passato aveva visto alternarsi figure come Leonardo, Patrick Kluivert e Antero Henrique. Campos, noto per il suo occhio clinico nel costruire squadre competitive, mise subito le basi del nuovo progetto portando a Parigi Vitinha e Fabián Ruiz, che in seguito si sarebbero affermati come perni fondamentali del centrocampo.
Ma la vera rivoluzione prese forma al termine della stagione 2022-23. Una serie di partenze eccellenti segnò la chiusura di un ciclo: Neymar, Lionel Messi, Sergio Ramos e Marco Verratti lasciarono il club, segnando un punto di rottura con il passato dominato dalle superstar.
Il PSG decise allora di puntare forte sulla gioventù e su un progetto a lungo termine: arrivarono talenti come Bradley Barcola, Lee Kang-in e Gonçalo Ramos, tutti tra i 20 e i 22 anni all’epoca. Alla guida della nuova era venne scelto un tecnico dal profilo ben definito: Luis Enrique, noto per il suo stile di gioco esigente ma vincente, capace di costruire squadre organizzate, aggressive e ambiziose.
Da quel momento, il Paris Saint-Germain ha intrapreso un nuovo percorso, più sobrio nei nomi ma più solido nei principi, con l’obiettivo chiaro di convertire il proprio potenziale in grandi successi internazionali.
Dopo aver sconfitto il PSG ai tempi del Barcellona, Luis Enrique fu chiamato al Parc des Princes con piena libertà di imprimere la sua filosofia. Il tecnico spagnolo poté così costruire una squadra a sua immagine e somiglianza, basata su intensità, disciplina tattica e coralità. La sua prima stagione alla guida del club si concluse con un doppio trionfo nazionale, campionato e coppa, e un cammino europeo convincente, terminato in semifinale di UEFA Champions League con un’onorevole sconfitta per 2-0 complessivo contro il Borussia Dortmund.
A quel punto, era giunto il momento anche per l’ultimo superstite del tridente MNM di fare le valigie: Kylian Mbappé si unì al Real Madrid C.F. nel giugno dell’anno scorso, segnando la fine definitiva dell’era delle superstar e l’inizio di una nuova identità collettiva.
Dopo varie sperimentazioni tattiche e un intenso lavoro di adattamento, Luis Enrique trovò finalmente la formula magica, portando il Paris Saint-Germain a una stagione storica. Il club conquistò uno storico treble: Champions League, Ligue 1 e Coppa di Francia, coronando il sogno inseguito per anni e affermandosi definitivamente tra le élite del calcio mondiale.
Il Paris Saint-Germain ha ora puntato con decisione il proprio sguardo sulla Coppa del Mondo per Club FIFA 2025. “Siamo qui per vincere”, ha dichiarato con fermezza Luis Enrique. E, a giudicare dalle prestazioni dominanti contro Atlético de Madrid e Inter Miami CF, entrambe travolte con un secco 4-0, rispettivamente all’esordio del Gruppo B e negli ottavi di finale, il PSG ha tutte le carte in regola per trasformare quell’ambizione in realtà.
Il prossimo ostacolo sulla strada della gloria mondiale è un’avversaria ben nota: il Bayern Monaco, che i parigini affronteranno nei quarti di finale sabato 5 luglio al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta. Una sfida da brividi contro uno dei rivali europei storici del club.
Formazione tipo del PSG nel 2025: Gianluigi Donnarumma; Achraf Hakimi, Nuno Mendes, Willian Pacho, Marquinhos; Vitinha; Fabián Ruiz; João Neves; Khvicha Kvaratskhelia, Ousmane Dembélé, Désiré Doué.