Occasione sprecata. Spalletti torna da Montecarlo con certezza della qualificazione ai playoff di Champions League da testa di serie (che permetterà alla sua Juve di giocare il ritorno in casa), ma con qualche interrogativo in più sullo stato di salute delle sue seconde linee. Sebbene se lui stesso non abbia voluto calcare la mano, dando la responsabilità del deludente 0-0 soprattutto al fatto che la squadra abbia pagato le fatiche nervose dell’ultimo doppio impegno contro Benfica e Napoli, è lecito pensare che l’allenatore juventino si aspettasse qualche risposta in più. Invece, da Cabal (sopraffatto da Vanderson) a Koopmeiners, da Miretti a Openda, fino al subentrato Adzic (molto falloso, ma poco utile) nessuno dei non titolarissimi ha dato l’impressione di voler provare a sovvertire le gerarchie.
Tra tutti, è il belga ad aver deluso di più. Titolare per la prima volta dopo un mese e solo per la quarta volta nella gestione Spalletti, in una serata in cui poteva provare ad allontanare almeno per qualche giorno le voci sull’arrivo di un nuovo centravanti alla Continassa, l’ex Lipsia è stato sovrastato dall’improvvisato difensore centrale avversario Zakaria, confermando la necessità di un innesto di peso dal mercato. La partita di Openda è tutta racchiusa in 3 minuti, quelli tra il 40’ e il 43’, nei quali ha tentato due volte la conclusione in porta, prima con un diagonale fuori e poi con un tiro centrale respinto dalla difesa del Monaco. Per il resto, tanti palloni (11, secondo peggiore dei suoi) e duelli persi (11 su 14 tentati), nessun dribbling riuscito e la sensazione di essere spesso fuori dal gioco, come confermato dai dati: appena 27 palloni toccati, con la miseria di 4 passaggi positivi (5 negativi) e ben 11 possessi persi. Destino simile quello capitato a Miretti, pure lui finito presto ai margini a causa di una posizione ibrida, sul centro-sinistra, nel 3-4-2-1 spallettiano.
L’altra grande delusione, ormai quasi una costante, però, dopo il brevissimo rilancio da difensore centrale, è rappresentata da Koopmeiners. L’olandese è apparso timido e scolastico come, purtroppo per loro, i tifosi della Juve hanno imparato a conoscere nell’ultimo anno e mezzo e non è mai riuscito a dare ritmo ai compagni, limitandosi quasi al compitino: 62 palloni toccati con 51 passaggi positivi e 2 lanci a destinazione, 3 duelli vinti su 8 e addirittura due dribbling subiti. In pratica, l’emblema di una squadra che ha giocato sotto livello. E che ha sprecato un’occasione per mettere in difficoltà il suo allenatore.