"Duro destino è l’avere un destino". Così scriveva Italo Calvino raccontando l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, e chissà come Marcus Thuram interpreterebbe la citazione. Perché come spesso accade lo stesso destino si è divertito a scherzare, decretando l’aritmetico scudetto dell’Inter grazie al gol di Tikus contro il Parma. Squadra che, in fondo, avrà sempre un posto speciale nel cuore del francese. Non solo perché nato proprio lì mentre papà Lilian incantava, ma pure per la memoria storica dell’attaccante nerazzurro che i primi calci al pallone li ha dati proprio al Tardini, bambino, al termine di ogni partita del padre. Il secondo scudetto di Thuram con l’Inter si è materializzato a San Siro – come il primo, quello della seconda stella conquistato nel derby contro il Milan grazie al gol decisivo del francese -, ma cambia poco: chi nel destino crede ciecamente interpreterebbe l’incastro come l’evidente chiusura di un cerchio. Lui la festeggia con il sorriso di un ragazzino indossando un paio di occhiali scuri ("Me li ha dati un mio compagno") e sul titolo che: "Da quando sono arrivato all’Inter ho visto un gruppo che ama veramente stare insieme, sul campo e fuori, un gruppo che ama scherzare così come ama fare sacrifici. E credo sia questa la forza di questa squadra". Da Parma alla conquista del titolo contro il “suo” Parma, (quasi) al termine di una stagione in cui l’ex ‘Gladbach ha regalato le solite certezze, i soliti gol, assist, le giocate ormai codificate e soprattutto la costante doppia cifra in termini realizzativi. I numeri parlano e confermano la centralità assoluta che il francese si è subito conquistato all’interno del gruppo nerazzurro, confermandola anno dopo anno. Poi un passaggio su Barella, insieme al francese durante l'intervista a bordo campo: "Bare non è mai stato in discussione, è uno dei migliori calciatori al mondo, uno che sa fare tantissime cose, ha aiutato l'Italia e l'Inter. Per me è il migliore giocatore italiano, non capivo quando veniva messo in discussione, ma anche i più grandi al mondo sono stati messi in discussione. Lui ha dato tutto, in campo e fuori, è anche il nostro capitano e questa vittoria è anche per lui".
La stagione di Thuram è partita col botto e si è chiusa nella maniera migliore possibile. Doppietta all’esordio in campionato, un avvio sprint in cui spesso l’Inter tutta si è spesso aggrappata alle giocate del francese, graffi decisivi e il magic moment vissuto nel mese di aprile (5 gol e 2 assist in 4 partite di campionato) che ha permesso al gruppo di Chivu di riscattare un marzo complesso e scappare verso il 21° scudetto. La conta parziale, a titolo raggiunto, dice che Thuram ha raggiunto quota 13 gol e 5 assist che hanno profondamente contribuito ad arrivare qui, al secondo scudetto in tre anni di Inter. Statistiche pienamente in linea con le stagioni precedenti – 13 reti il primo anno, 14 nello scorso -, nonostante abbia giocato meno partite.
Non è un caso neppure il fatto che nella classifica marcatori generale dell’attuale Serie A, dietro al comandante Lautaro Martinez (16 centri), spicchi proprio il nome di Marcus Thuram a 13. Che in stagione, anche a causa degli infortuni dell’argentino, ha giocato in coppia con tutti: dal Toro a Pio Esposito e Bonny, confermando con ognuno un feeling straordinario. Del resto, questo è Tikus: bomber, assist-man, uomo spogliatoio. Sempre con un sorriso a 32 denti stampato sulle labbra, ma da ieri sera... ancora più smagliante.