Un nuovo caso scuote il circuito femminile, secondo quanto riportato da The Athletic: Rafael Font de Mora, coach della numero 68 Wta Peyton Stearns, è stato accusato da due ex tenniste di condotta cattiva e comportamenti non appropriati. A far partire le accuse sarebbe stata Pam Shriver, 22 volte campionessa di doppio a livello Slam, seguita da una tennista che ha preferito mantenere l’anonimato. Il coach spagnolo è tornato in questa stagione nel tour dopo un’assenza di diversi anni: era presente nel box di Stearns durante l’Australian Open, torneo chiuso dalla statunitense con l’eliminazione al terzo turno.
Secondo The Athletic, la denuncia di Pam Shriver riguarda la relazione di Font de Mora con Meghann Shaughnessy: quando la tennista iniziò a lavorare col coach aveva 13 anni, e si separò pochi mesi dopo dalla famiglia per trasferirsi a casa dell’allenatore. Una relazione cominciata durante gli anni ’90 e conclusa nel 2005. Per Font de Mora quel rapporto rimase platonico fino ai 18 anni della tennista, anche se alcune testimonianze del tempo rivelano che i genitori della ragazza avevano tentato due volte di allontanarli. Secondo fonti vicine all’organizzazione la preoccupazione che la relazione fosse “inappropriata” ha anche influenzato la decisione della FederTennis statunitense di non concedere finanziamenti a Shaghnessy. Il coach e la tennista non si sono mai sposati. Pam Shriver ne ha seguito la relazione nel suo ruolo di conduttrice televisiva dopo il ritiro dall’attività: l’ex campionessa ha dichiarato anche di aver incontrato Font de Mora in uno degli hotel di Melbourne. Shaughnessy non ha denunciato in questi anni alcun illecito da parte del coach e ha rifiutato di commentare la denuncia di Pam Shriver.
La seconda giocatrice, quella rimasta anonima, ha invece denunciato la condotta di Font de Mora come allenatore: ha dichiarato che l’uomo si è comportato in modo aggressivo sia fisicamente che verbalmente nei suoi confronti, fra cui imprecazioni faccia a faccia e colpi violenti alla pallina nella sua direzione. Ha detto anche di aver smesso di lavorare con lui dopo una proposta contrattuale da lui avanzata, ma ritenuta da lei sproporzionata. Pam Shriver, oltre a segnalare Font de Mora alla Wta, ha presentato un reclamo allo Us Center for Safesport che supervisiona la sicurezza degli atleti.
Venerdì il coach ha risposto via mail ai reclami: “Le vostre domande sono affermazioni non vere. Coordino i miei allenamenti con allenatori professionisti e biomeccanici. E sono un coach molto positivo”. Per conferme a riguardo, ha allegato i contatti di due persone vicinissime all’attuale allieva Peyton Stearns: la madre e l’allenatrice Whartenby. Ma nessuna delle due ha rilasciato dichiarazioni. Font de Mora, prima di rispondere via mail ai reclami, ha invece detto di conoscere Stearns da quando aveva 10 anni e di averla consigliata e allenata occasionalmente da allora. A Stearns è stato chiesto in conferenza se conoscesse la storia dello spagnolo nel tour, ma lei ha risposto seccamente: “Sì, insomma, è qualcosa che circola da tempo. Ma non mi addentrerò nell’argomento. No comment”.
Una terza tennista, rimasta anche lei anonima, ha aggiunto dettagli su Font de Mora rispondendo a The Athletic pur senza effettuare denunce. Ha affermato che lui esercitava un controllo coercitivo limitandone i contatti coi familiari: passava dall’essere verbalmente violento all’eccessiva generosità dopo un allenamento. La giocatrice, all’epoca poco più che adolescente, avrebbe descritto le sessioni come estreme, quasi da collasso fisico, unite a sprint punitivi per i tiri sbagliati e commenti da parte di Font de Mora sul suo peso. La tennista avrebbe raccontato alla testata di aver sviluppato un disturbo alimentare mentre si allenava con lui. Font de Mora ha vissuto un’altra controversia in passato: nel 2022 iniziò a lavorare con Kylie McKenzie, giocatrice americana che era stata vittima di abusi sessuali dal precedente coach, nel 2018. Ma la partnership con Font de Mora si chiuse dopo pochi mesi: il coach aveva presentato un documento intitolato “Cercando di trovare soluzioni ai problemi di atteggiamento” in cui chiedeva alla tennista il pagamento di centinaia di migliaia di dollari. Lei lo aveva preso come un tentativo di ricatto, una minaccia di diffondere i dettagli dell’abuso sessuale sofferto anni prima (per il quale McKenzie aveva peraltro ricevuto un risarcimento di 9 milioni di dollari), così si era rivolta a un avvocato, Bob Allard, che con una lettera di diffida al coach pose fine al rapporto professionale fra i due.