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Il Times celebra la storia di Arpad Weisz, l'allenatore ebreo morto ad Auschwitz

Gazzetta

Nel Giorno della Memoria, che si celebra oggi, torna alla mente la storia di Arpad Weisz, l’allenatore ebreo che, dopo aver vinto tre scudetti con Inter e Bologna, venne deportato ad Auschwitz e morì in una camera a gas. Il quotidiano britannico The Times lo ha celebrato con una pagina, ricordando l’opera meritoria di Matteo Marani, giornalista e oggi presidente della Lega Pro, che alcuni anni fa, attraverso una minuziosa ricerca storica, fece luce sulla vicenda nel libro “Dallo scudetto ad Auschwitz”. 

Weisz, ungherese, fu il primo allenatore straniero a conquistare il campionato di Serie A e resta tuttora il più giovane (aveva 34 anni quando trionfò con i nerazzurri, nel 1930). Dopo gli scudetti bolognesi del 1936 e del 1937, fu costretto a lasciare l’Italia nel 1939 a causa delle leggi razziali emanate da Mussolini. Con la moglie e i figli si rifugiò a Parigi prima di trasferirsi a Dordrecht, in Olanda, guidando la squadra locale fino al quinto posto. Il 2 agosto del 1942 ufficiali della Gestapo bussarono alla sua porta: seguirono le privazioni, i lavori forzati, la morte sua e di tutta la famiglia. Fatti ricostruiti da Marani, ex direttore del Guerin Sportivo e di Sky Sport 24, la cui casa di famiglia a Bologna dista appena 200 metri da quella in cui visse Weisz. Intervistato dal Times, ha spiegato: “L’ho vissuto come un dovere, una missione: riportare questa figura nella memoria collettiva. Come disse una volta Gianni Mura, sentivo le voci nel vento. Era come se questa persona fosse ancora nell’aria, come se la storia chiamasse me invece del contrario. Mi dà una gioia immensa che, dopo così tanto tempo, la sua storia stia finalmente diventando una storia globale”.