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Napoli, infermeria affollata: la schiena blocca ancora Anguissa

Gazzetta

Il turnover esiste e pazienza se è possibile ritrovarselo in infermeria: esce un portiere - Meret - e ne entra immediatamente un altro - Milinkovic-Savic - che si ferma seguendo la "moda" stagionale, elongazione del bicipite femorale della coscia sinistra, che per quindici giorni almeno lo lascerà in tribuna o dove capiterà, perché qui va così di questi tempi e non c’è verso di modificare l’orientamento. C’è una lista interminabile che va ingrossandosi un giorno sì e l’altro pure e per non farsi mancare (assolutamente) nulla, la cosiddetta dea bendata che qualche ruolo deve avere ma a cui non può essere concessa l’esclusiva dei tanti guai, ha sistemato il portiere serbo nella formazione annuale degli ammaccati: dopo la Juventus, niente Chelsea (qui il nostro focus sulla partita di mercoledì) e neanche Fiorentina, quasi sicuramente un posto in poltrona per il Genoa e se andrà bene si capirà poi per la Coppa Italia. Dettagli, direbbero gli ottimisti ad oltranza, che senza perdersi nel caos inseguono una luce in fondo al tunnel: il sorriso di Neres da un lettino di un ospedale di Londra è un inno alla spensieratezza, c’è di peggio nella vita, però per i prossimi tre mesi il brasiliano si trasformerà in rimpianto che ondeggerà tra le fasce e le linee, perché uno come lui conviene avercelo ma non in rieducazione. Il tendine della caviglia sinistra l’ha abbandonato ormai un bel po’ di settimane fa e la situazione è più grave che seria, visto che ad aprile - quando potrebbe rientrare - mancherà veramente niente per salutarsi: ma è andata così, come hanno deciso gli dei, e nello storico stagionale entra un altro caso che arricchisce il mistero di questi sei mesi da film horror.

Si può scegliere di procedere per tempistica o semplicemente per ordine alfabetico, mentre si stila l’elenco degli inabili ma sia in un caso che nell’altro Frank Anguissa sembra occupi il primo posto. I fatti che sovrastano qualsiasi opinione sono racchiusi nello scadenzario dei suoi tormenti, che sembravano finiti dieci giorni fa - più o meno in prossimità della gara con il Sassuolo - e che invece si sono protratti per almeno altre due partite, forse anche tre, chissà che non siano quattro, perché dopo aver smaltito la lesione al bicipite femorale della coscia sinistra, il camerunese s’è arreso ancora e di nuovo in una seduta atletica. Lombalgia si dice scientificamente, che vuol dire varie cose: e per un atleta, peraltro fisico, è impossibile pensare di giocare senza sentirsi completamente bene, libero da qualsiasi forma di impedimento, fosse anche esclusivamente psicologico. Si procederà quindi seguendo le indicazioni di giornata, tra terapie e verifiche, che serviranno a monitorare una situazione delicata, anzi di più: per domani sera, una notte senza appelli, non ci sarà Mazzocchi (perché è fuori lista ma arruolabile per la Fiorentina), né Marianucci (pure lui non convocabile in Champions League), né Giovane, che è appena arrivato e non può essere inserito ancora a livello internazionale, né Ambrosino, che a Copenaghen c’era ed era persino entrato. E volendo una squadra si potrebbe attrezzare, per ironizzare, per alleggerirsi un po’. Senza aggiungerci Lang e Lucca, che in questa emergenza e con le lacune in organico, sono stati ceduti.