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Unpopular Opinion - "Padre tempo" ha sentenziato: De Zerbi sta perdendo contro il calcio (quello vero)

GOAL

Quello che nessuno ha il coraggio di dire sul calcio, il punto di vista scomodo e differente. La nostra Unpopular Opinion della settimana è sull'ennesima delusione calcistica di Roberto De Zerbi. Ormai decisiva.

La nostra Unpopular Opinion vi porterà a dibattere, discutere, polemizzare e riflettere su concetti, idee e punti di vista che il calcio di oggi ha ormai forse esasperato. 

HA VINTO IL CALCIO: QUELLO VERO

E alla fine venne il giorno. L'ennesimo. Perché adesso la lista di eventi a riprova del fatto che forse, ma forse, si sia esagerato un po' nella narrazione (intrisa di retorica) del calcio di Roberto De Zerbi, dei suoi miracoli (quali?), dei goal moltiplicati (per poi comunque non vincere alcunché), dei giocatori rivitalizzati (ma comunque senza impatti particolari sulle nostre vite) inizia a diventare lunga. E nonostante ci sia ancora una (pur ridotta) platea di strenui sostenitori a predicare il suo verbo, "Padre Tempo" (lui, sì, proprio lui) ha sentenziato.

Lo ha fatto chiamando in causa la nemesi perfetta, José Mourinho, "il bollito Mourinho", "il finito Mourinho", "l'anticalcio Mourinho", nell'unico modo possibile per comunicare al mondo che il calcio è un'altra cosa. Che non servono alchimie particolari né stregoni "studiati" e prestati a uno sport che ha come unico scopo quello di vincere, e non per esser ricordati.

Per quello bastano le sconfitte e le delusioni: pure quelle goffe. Pure quella che si è consumata tra Brugge e Lisbona, con i desolanti complimenti per la non-qualificazione del Marsiglia sparati sul maxi-schermo proprio mentre al da Luz Trubin si prendeva la rivincita delle rivincite, ribaltando la quantità impressionante di retorica che in questi anni ha alimentato il dibattito calcistico in Italia. Roberto De Zerbi è riuscito di nuovo a stupirci.

"IL CALCIO È MOLTO SEMPLICE"

Perché, in fondo, il calcio, come disse qualcuno, "è molto semplice". Undici giocatori, chi segna di più vince. Qualcuno dirà che non basta: ovvio, figuriamoci. Qualcuno citerà la bellezza del gioco, spiegherà che chi si ferma alla sostanza non è degno di capire il vero messaggio di questo sport. Lo vadano a dire ai tifosi del Marsiglia. Perché l'OM è fuori, il Benfica agli spareggi e possiamo discuterne ore e ore, settimane e mesi, ma la cosa non cambierà. Se ne facciano tutti una ragione.

Seimila passaggi in una partita non possono essere convertiti, in maniera automatica, in goal. Ne bastano due: se segni vale uguale. Anzi, di più. Quante ne abbiamo lette? Quante, invece, ne abbiamo sentite? Il portiere che deve saper giocare coi piedi, per alimentare la costruzione dal basso. Anatolij Trubin, che il "dezerbismo" lo ha conosciuto allo Shakhtar Donetsk, alla fine restituisce al calcio il ruolo di unico e supremo arbitro con un colpo di testa nell'area avversaria, all'ultimo secondo. Fuori dagli schemi, dallo studio dei filmati e dalla voglia di impadronirsi del gioco più casuale di sempre. E non esiste alcuna formula magica per questo.

MA I TIFOSI DEL MARSIGLIA SONO CONTENTI?

E allora chiediamo, a noi stessi e a voi: ma i tifosi del Marsiglia sono contenti di giocar bene e non vincere? Di predicare il verbo del bel gioco, ma non vincere nulla? Di rimediare figure che, a questo punto, oltre a esser goffe sono pure sportivamente gravi?

Non è la prima. A inizio gennaio il Marsiglia aveva praticamente vinto la Supercoppa di Francia, ma al 95' De Zerbi ordina un baricentro talmente alto da farsi bucare in maniera assurda dal PSG. Barcola è talmente libero, sul lancio lungo di Vitinha, da poter calibrare il passaggio di testa per Gonçalo Ramos che, liberissimo anche lui al centro dell'area di rigore, pareggia in tranquillità. Il Marsiglia perderà ai rigori. Un suicidio sportivo che il bel gioco e una partita sostanzialmente "portata a casa" non potranno mai ripagare. 

"Nello spogliatoio ho pianto", dirà De Zerbi. Ci crediamo.

"Ridicules" è il titolo in prima pagina de La Provence, che non ci è andato giù leggero. Benatia ha difeso De Zerbi anche ieri, spiegando che è "troppo facile dire che è colpa dell'allenatore". Ma è lui a schierarli. È lui a prepararli. È lui che si prende i meriti quando le cose vanno bene: vanno a lui, viceversa, anche le responsabilità delle cose che vanno male.

E chiediamo, di nuovo: i tifosi del Marsiglia sono contenti? Adesso, che tra l'altro l'OM non gioca neppure così bene, ma che continua a professare i diktat retorici del suo allenatore, cosa pensano della direzione presa?

(QUASI) ZERU TITULI

Ma c'è un altro aspetto che riguarda De Zerbi e che non può essere più trascurato: non ha ancora vinto. Neanche allo Shakhtar, fatta eccezione per la Supercoppa del 2021, ha vinto: e qui, direte, e diciamo, ci sta. Il campionato che stava vincendo non è mai stato completato.

Col Foggia, il mitico e favoloso Foggia, ha vinto una Coppa Italia di Lega Pro. E se per casto steste pensando che ci stiamo dimenticando qualcosa, no: è un effetto Mandela. Non ha mai vinto la Serie C/Lega Pro. Il Foggia viene promosso nella stagione successiva al suo addio, con Stroppa in panchina.

Pep Guardiola ci ha raccontato, quando De Zerbi allenava il Brighton, che sarebbe stato il suo successore sulla panchina del Manchester City. Non è ancora successo. Forse accadrà, forse no. C'è chi continua, in maniera stoica, a paragonarlo a Pep, ma dopo più di 12 anni da allenatore l'attuale tecnico del Marsiglia ha 38 trofei in meno del suo "maestro spirituale" (che alla seconda stagione in carriera aveva già vinto tutto).

Continueranno a dirci che fermarsi alla sostanza è da stupidi. Che c'è dell'altro: che il "caaalcio" è quello che fa emozionare coi passaggi e il bel gioco. Che vale più una partita persa per 3-0 coi propri principi che una qualificazione strappata con un goal del portiere all'ultimo secondo. Andatelo a dire ai tifosi del Marsiglia e del Benfica.

La realtà dei fatti dice che De Zerbi continua a perdere contro la concretezza (vera, pura) di uno sport semplice che gli allenatori come lui provano a trasformare in un superfluo esercizio retorico. Che la storia ricorderà per sempre "il bollito Mourinho" che esulta in un da Luz in festa e un De Zerbi uscito tra i complimenti beffardi del Club Brugge per una qualificazione mai conquistata. E che, alla fine, comunque, "Padre Tempo" ha sempre ragione.