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Courier: "Sinner quasi perfetto, ma Alcaraz sa frenarlo. E Musetti col rovescio ha un vantaggio che..."

Gazzetta

Jim Courier sa cosa vuol dire vincere l’Australian Open. Due dei quattro Slam che ha nella stanza dei trofei, non troppo in vista per non mettere pressione ai figli, li ha conquistati a Melbourne (gli altri due al Roland Garros). Uno l’ha festeggiato con un tuffo nell’inquinatissimo Yarra. Eppure è sopravvissuto. Ex numero 1 al mondo, ha avuto il massimo della sua fioritura tennistica tra il 1991 e 93, con le vittorie di Parigi e Melbourne, e le finali a Wimbledon e Us Open prima di dire basta relativamente presto, perseguitato dagli infortuni. Il tennis ora lo vive da un’altra prospettiva, come commentatore per Eurosport HBO Max e anche sul campo, nelle interviste post match. Alle fasi finali di questo primo Slam della stagione, sono ancora Jannik Sinner e Carlos Alcaraz gli osservati speciali, pronti a una stagione dominante. Ma Djokovic è sempre in agguato e sembra che la sorte sia particolarmente benevola con lui, di questi tempi. Per le semifinale di venerdì in diretta in chiaro sul Nove sarà protagonista del prepartita insieme a a Wilander e McEnroe.

Jim, Jannik ha avuto e superato qualche difficoltà a metà torneo, dall’inizio dell’anno si parla di lui come del giocatore che potenzialmente può vincere tutto. Cosa ne pensa? 

“Cosa succederà lo vedremo, però Jannik ha tutto quello che gli serve a livello di gioco e soprattutto sa di poter vincere su tutte le superfici, ed è la cosa più importante. Molti campioni del passato avevano quel tarlo, Sampras o McEnroe con il Roland Garros, o Lendl a Wimbledon. Lui sa di poter vincere ovunque e questo gli dà sicurezza. Detto questo, sarà dura: devi restare in salute e devi riuscire a superare Carlos Alcaraz, la sua sfida più grande. Ma non c’è dubbio che ne sia più che capace, così come lo è Alcaraz”. 

Sinner è concentrato sul miglioramento costante, in quale area ha il maggior margine di crescita, secondo lei? 

“Ha già fatto un cambiamento enorme nella percentuale di prime verso la fine della scorsa stagione, dopo lo US Open: lì c’era margine e sembra che lo abbia già colmato. Quindi direi il gioco a rete: forse è l’area in cui c’è ancora spazio di crescita. Non sono sicuro di quanto possa diventare più forte, perché servizio e risposta l’anno scorso erano già da numero uno nel tour, e da fondo è solidissimo e pericoloso. Ha aggiunto anche più smorzate, ed è stata una bella novità. Il gioco a rete può crescere ancora: lo abbiamo visto anche con Djokovic, migliorato parecchio in quel fondamentale quando era intorno ai 30 anni. In ogni caso, Jannik è davvero vicino alla perfezione”. 

Se lei potesse essere nel box di Sinner contro Alcaraz, quale indicazione gli darebbe? 

“Innanzitutto lui ha Darren Cahill e Simone Vagnozzi che sanno benissimo cosa dire. Il tennis di Jannik è di potenza e la sua intensità su ogni colpo è ciò che lo rende così grande. Carlos, però, gli spezza ritmo e certezze con tutte le opzioni che ha: slice di rovescio, smorzate, discese a rete a sorpresa. Per certi versi è complicato, perché Jannik cerca più o meno sempre la stessa cosa: dominare l’avversario. Quindi più che un comandamento unico, è una questione di agire sul momento alla varietà di Carlos”. 

Slam e numero 1 al mondo sono il piatto che si spartiranno questi due per l’intera stagione in una continua rincorsa. Cosa deciderà la corsa al numero uno? 

“Il computer è senza emozioni. Queste discussioni su chi sia davvero il numero uno lasciano il tempo che trovano. È semplice: come hai giocato nei momenti più importanti? Hai vinto più Slam degli altri? Il fatto che Jannik fosse ancora in corsa per il numero uno pur avendo saltato tre mesi per sospensione l’anno scorso è stato sconvolgente, per quanto è stato forte. La mia sensazione è che Sinner abbia avuto un 2025 incredibile, ma il computer non mente: chi chiude l’anno da numero uno è perché lo merita”. 

I primi due al mondo sono rivali e opposti. Stile e personalità completamente differenti eppure sono amici, hanno anche viaggiato insieme da Seul a Melborune dopo l’esibizione: come vede il loro legame, manca un po’ di pepe? 

“Le amicizie o sono vere o non lo sono: credo siano amici e rivali allo stesso tempo, e sono in buoni rapporti anche con molti altri nello spogliatoio. Il tennis è un circo itinerante: si viaggia insieme continuamente, su un aereo privato o su un volo di linea. Capisco che a volte la gente voglia un po’ di acredine tra rivali, ma Evert-Navratilova sono l’esempio perfetto di rivalità enorme senza animosità, così come Federer-Nadal. Puoi avere rispetto e anche amicizia, e allo stesso tempo entrare in campo e cercare di spaccargli la testa quando ci giochi contro”. 

Si parla sempre di terzo incomodo tra questi due, potrebbe essere Lorenzo Musetti? 

“Lorenzo è stato molto sfortunato, ma è chiaro che è un giocatore che possa ambire a uno Slam: sulla terra al Roland Garros, ma lo abbiamo visto grande anche a Wimbledon. È diventato più forte, ha dato più velocità ai colpi. Con il rovescio a una mano e tutto quel topspin riesce a usare più campo rispetto a tanti col rovescio a due mani: puoi creare angoli stretti da quel lato e aprire il campo. L’importante è che rimanga fisicamente integro, gli auguro di rientrare presto”. 

Djokovic è su un piano completamente diverso, è arrivato come terzo incomodo di Federer e Nadal e si è preso la scena dominando per 15 anni. Ora è ancora qui a giocarsela con Sinner, anche se è stato “graziato” da Musetti. Il 25° Slam è possibile? 

“Beh, come ha detto lui dopo il ritiro di Musetti, avrebbe dovuto essere già a casa, adesso. Però è un campione, è in semifinale e non è infortunato.Certamente non era contento del suo livello di tennis. Probabilmente non aver giocato contro Mensik gli ha fatto perdere un po’ il ritmo, avrà lavorato duro per essere pronto alla sfida con Jannik. Dopo lo US Open ha detto chiaramente che ora per lui è difficile affrontare Alcaraz e Sinner al meglio dei cinque. Vedremo, il gioco c’è ancora: è il corpo, con gli infortuni e i problemi ogni tanto, ad aver pagato di più”. 

Intanto, Jannik dice che Novak è ancora la sua ispirazione e Carlos gli ha scopiazzato il servizio… 

“Carlos ha sistemato molto il servizio negli ultimi anni, ed è incredibile vedere quanto l’inizio del gesto somigli a quello di Novak: la palla nello stesso punto, in cima alla racchetta, e il polso in pronazione invece che “caricato”. Sarebbe interessante capire perché sia avvenuto quel cambiamento. È incredibile che il numero uno del mondo continui a ritoccare parti così importanti del suo gioco”.

Su Djokovic c’è il continuo dibattito se è lui il più grande di tutti i tempi. Lei che ha vissuto una grande epoca, cosa ne pensa? 

“Ha vinto più di qualunque altro tennista e ha l’opportunità di ottenere di più anche a questa età. È arrivato nel momento peggiore per diventare un gigante — Federer già c’era, Nadal è arrivato prima — e in qualche modo, con talento, perseveranza e mentalità, li ha superati nei risultati e nel testa a testa. È stato straordinario vederlo evolvere come giocatore e come leader: su di lui verrebbe fuori un grande film”.