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L'ultima del ct Banchi: il raduno della Nazionale diventa un master sul tiro

Gazzetta

Una finestra aperta su un mondo, quello dei giovani nei campionati al di sotto del professionismo, occasione per una sorta di scuola di specializzazione per lavorare su sé stessi con un’eccellenza italiana del mondo del basket. Il raduno della Nazionale di basket che si è tenuto a inizio settimana, da lunedì a mercoledì a Roma, non si è preso i riflettori delle grandi occasioni perché, lontano dagli impegni della prima squadra azzurra, ha coinvolto 16 ragazzi Under 22 che giocano in Serie B Nazionale. Ma i riflettori se li è presi l’idea che c’era dietro, nella volontà di Luca Banchi, che per l’occasione ha voluto con sé, di fianco ad Alessandro Rossi, allenatore dell’Under 20 oro europeo la scorsa estate, e agli altri tecnici Marco Calvani e Marco Andreazza, anche Adam Filippi: già per più di venti anni direttore dello scouting globale per più franchigie Nba, ma anche player development coach negli staff di squadre americane e allenatore di tiro di giocatori di alto livello in Nba e in Eurolega. Perché questa è stata la specialità della casa del raduno: il tiro.

Prima di tutto la platea, come detto Under 22 del terzo campionato nazionale, la ex B1: “L’intento è stato quello di combinare il lavoro di squadra con quello individuale per trasmettere loro concetti e abitudini che possano poi trasferire nei loro club”, ha detto il ct Banchi, raccontando il focus su una fase particolare dello sviluppo dei giocatori: terminati i campionati giovanili i ragazzi faticano a trovare spazio, e questo raduno è anche un modo per dare dignità alle società e ai tecnici che decidono di puntare su di loro. In categorie che dunque sono fondamentali per la crescita di quei ragazzi che, al di là di chi riesce a ritagliarsi subito un posto in Serie A, tra i 19 e i 22 anni hanno bisogno di questi campionati di formazione per assestarsi, prendere confidenza con un tipo di basket diverso, e migliorare. Migliorare, in un’età ancora così fertile, anche col lavoro sulla tecnica individuale come questo.

“Il giro di boa per un giocatore è a quest’età, ne perdiamo troppi tra 18 e 22 anni: molti perdono fiducia perché non migliorano, mentre il lavoro individuale crea autostima e quella si trasferisce poi in tutto”, il bilancio alla fine dei tre giorni di Adam Filippi, allenatore di tiro di Simone Fontecchio che si sta affermando in Nba come tiratore e di Deni Avdija, che si sta meritando una chiamata all’All Star Game. “Questo lavoro è cruciale, lo skill development va di mano in mano con la preparazione fisica e atletica per chi come questi ragazzi vuole fare il salto di qualità dalla Serie B alla Serie A. Ma sarebbe stato uguale se questo lavoro l’avessimo fatto con giocatori di Promozione o della Nazionale A, perché serve sempre”. E nello specifico: “Io ho visto progressi già in tre giorni, davvero, perché ho visto uno scatto nella testa, un miglioramento temporaneo ‘a matita’ che andrà ripassato a penna perfezionandolo tutti i giorni: se si vedono i risultati in pochi giorni, immaginiamoci a lavorarci ogni giorno 15 minuti si arriva a settembre con giocatori ben diversi”.

Ricordare il profilo di Adam Filippi serve a raccontare la visione: capo dello scouting dei Lakers per dieci anni, poi per sette nella Charlotte di Michael Jordan e infine per quattro anni a Sacramento, ha lavorato con Kobe Bryant (“Ho imparato io da lui: l’ho visto allenarsi e ho imparato come allenare il grande giocatore”) e Belinelli, con Billups e Joe Johnson, più di recente coi gemelli Thompson e con Zach Risacher nel percorso che lo ha portato a essere la prima scelta assoluta, per fermarsi a una ristrettissima cerchia degli oltre cento giocatori che hanno lavorato con lui. Snocciolarli non è un esercizio di stile ma un modo per rendere l’idea della creatività e del coraggio con cui il ct Banchi prova a portare qualcosa di diverso per cambiare la mentalità. Un lavoro che potrebbe essere prezioso se declinato sul potenziale dei talenti grezzi che si profilano per il futuro azzurro. E che potrebbe essere un valore aggiunto anche per le società, che sanno di mandare i propri giocatori in Nazionale a fare questo tipo di lavoro.

Charles Atamah (2006, 202, Ala/Centro, Luiss Roma), Stefano Conte (2005, 188, Guardia/Ala, Rimadesio Desio), Matteo Corgnati (2004, 190, Guardia, Elachem Vigevano), Alessandro Dore (2006, 183, Guardia, Bakery Basket Piacenza), Alberto Fragonara (2004, 186, Guardia, Tema Sinergie Faenza), Matteo Gherardini (2004, 206, Ala/Centro, Allianz Pazienza San Severo), Lucio Martini (2004, 213, Ala/Centro, Foppiani Fsl Shipping & Logist), Alleia Ivan Mobio (2004, 185, Guardia, Allianz Pazienza San Severo), Antonio Novori (2007, 196, Guardia, Cons. Leonardo Servizi Quarrata), Ivan Efetubo Onojaife (2003, 200, Ala/Centro, Rucker San Vendemiano), Jacopo Rapetti (2004, 203, Ala/Centro, Infodrive Capo d’Orlando), Marco Restelli (2004,191, Guardia, Tav Vacuum Furnaces Treviglio), Riccardo Salvioni (2004, 202, Ala, Luiss Roma), Gabriele Tarallo (2004, 200, Ala, Rimadesio Desio), Enrico Vettori (2004, 192, Guardia, Tema Sinergie Faenza), Matteo Visintin (2004, 190, Guardia, Virtus GVM Roma 1960).