Qualunque cosa accada, Carlos Alcaraz non perde mai il sorriso. E così è stato anche oggi nella giornata dedicata ai media. Vestito con una casacca stile baseball, cappellino compreso, il numero 1 al mondo che a Melbourne Park esordirà domenica contro l'australiano Adam Walton nel match della sera, ha risposto tranquillamente anche alle domande su Juan Carlos Ferrero, il coach che lo ha cresciuto e portato in alto ma dal quale si è separato, con sorpresa, poco prima di Natale: "Ho costruito la mia squadra, che è praticamente la stessa dell'anno scorso. Juan Carlos e io abbiamo preso questa decisione. Ho piena fiducia nella squadra che ho intorno in questo momento. L'allenamento è andato alla grande. Mi sento molto bene e non vedo l'ora di iniziare questo torneo".
Esaurito il capitolo coach, si è tornati all'obiettivo primario, vincere l'Australian Open per completare il Grande Slam di carriera con l'unico dei quattro grandi trofei che gli manca: "Credo che questo sia il mio traguardo principale per quest'anno. È il mio primo torneo e il mio obiettivo più grande. Sarà molto interessante vedere i risultati di come mi sono preparato: penso di aver fatto un buon lavoro ed essere in forma. Ho fame, non vedo l'ora di vincere questo titolo, non vedo l'ora di ottenere un grande risultato qui". Nel dubbio, ha già pensato al tatuaggio che completerà la collezione in caso di vittoria dopo l'ultimo con Statua della Libertà e Ponte di Brooklyn per celebrare lo Us Open e il ritorno al numero 1: "Sarà un canguro - anticipa senza concedere nulla alla scaramanzia -. Probabilmente lo farò sul polpaccio".
Punzecchiato sui motivi della rottura, però, non è voluto scendere in particolari: "È stata una decisione condivisa - ha proseguito -. Nella vita ci sono capitoli che devono essere chiusi, e abbiamo sentito che questo era il momento giusto. Sono molto grato per questi sette anni con Juan Carlos. Grazie a lui, in gran parte, sono il giocatore che sono oggi. Ho imparato tantissimo. Ma entrambi abbiamo deciso di chiudere questo capitolo amichevolmente. In una squadra professionale e unita come la nostra, nessuna decisione viene presa senza discuterne insieme. Quindi è stato un problema che abbiamo affrontato internamente, e lo abbiamo fatto in modo collaborativo e naturale".